1 agosto 2021
Aggiornato 14:30
Convegno di apertura di Eco&Equo, alla Fiera di Ancona fino all’8 dicembre

«Cibo, prezzi, ambiente»

La necessità di un nuovo stile di vita per la qualità del futuro

L’organizzazione dal basso per accorciare la filiera dal produttore al consumatore ed alcuni esempi di nuovi meccanismi di mercato- come la vendita diretta dalle fattorie e i gruppi di acquisto solidale (GAS)- stanno prendendo piede non solo in Italia, ma anche nelle Marche. Pratiche sempre più seguite da consumatori consapevoli e informati e che permettono un abbattimento dei prezzi anche del 30-40 %, costringendo così la grande distribuzione e le multinazionali ad abbassare i prezzi per restare competitivi.

E’ stato uno dei numerosi temi affrontati nel convegno » Cibo, Prezzi, Ambiente», in apertura di Eco&Equo, la manifestazione promossa dall’assessorato regionale Ambiente- Politiche sociali- Immigrazione -Cooperazione allo Sviluppo, alla Fiera di Ancona fino all’8 dicembre. Un interessante talk show, magistralmente animato da Giovanni Anversa, giornalista di Rai3, conduttore del programma «Racconti di Vita», che ha offerto molti spunti di riflessione ai tanti e qualificati interlocutori di livello regionale e nazionale. Oltre all’assessore regionale all’Ambiente, Marco Amagliani e al vicepresidente e assessore all’Agricoltura, Paolo Petrini, sul palco anche Gianalberto Luzi (pres. Coldiretti Marche), Luigi Pelliccia (responsabile Centro studi di Federalimentare); Vladimiro Rapini ( Area Sud Ipermercati Coop Adriatica); Andrea Ferrante (Presidente Federale AIAB – biologico); Paola Cicchese del Consorzio Farmer market di Fermo; Floro Bisello (Adusbef Marche); Caterina Francioni del G.A.S. di Tolentino.

Un confronto articolato e approfondito anche dalle testimonianze degli imprenditori agricoli, in collegamento televisivo dallo stand di Coldiretti con l’Auditorium. Tra gli altri, anche giovani imprenditori agricoli che seguono il principio di «Buono, Pulito, Giusto» per riassumere una produzione sostenibile a livello ambientale, di qualità, a prezzi equi. Il dibattito è partito da una parola chiave suggerita da Anversa: responsabilità, di tutti, per una diversa idea di benessere sociale. «Partire dai piccoli esempi virtuosi che possiamo tutti mettere in pratica -ha sostenuto Marco Amagliani- per arrivare alle grandi azioni che sono compito della politica. Ma è la modalità di consumo che non è più sostenibile, il sistema non può più reggerla, né a livello ambientale-energetico, né economico e ne stiamo pagando le conseguenze, il mondo ci sta già presentando il conto… Più che le produzioni allora, dobbiamo globalizzare i diritti dei cittadini sia di quelli che consumano, sia di quelli che non possono farlo perché l’indice di povertà è troppo alto.»

I coltivatori sono sempre meno, ma il territorio che va sempre più tutelato è lo stesso per dimensione.
A cambiare è la cultura agricola: prima si guardava solo alla quantità, adesso si privilegia la qualità che diventa sinonimo di produzione locale e di trasparenza vera. (Luzi). In tal senso anche Paolo Petrini che ha affermato la necessità di una più forte organizzazione e rinnovamento del settore agricolo: «Occorre produrre – ha detto - pensando al consumatore, non puntando all’omologazione, ma al rilancio della produzione locale in modo che la scelta del consumatore sia consapevole. Occorre ragionare fuori dagli schemi, con politiche di contenimento commerciale, convincendo la grande distribuzione a rapportarsi più frequentemente con la produzione locale.» Pelliccia della Federalimentari ha ricordato che il settore alimentare è la più importante filiera economica del Paese con 20 miliardi di fatturato, ma il momento è difficile come durante l’austerity del ’73, in cui c’è erosione di qualità e quantità. E’ giusto – ha detto - accorciare le filiere e valorizzare la sicurezza alimentare, «ma piccolo non è più bello». E mentre cala il consumo di prodotti tradizionali, in controtendenza il consumo di alimenti biologici cresce, nonostante i prezzi più alti. Quindi la ricerca di qualità non si abbassa e in tale settore l’Italia e le Marche sono all’avanguardia. (Ferrante). » Un calo di consumi dell’1% allarma le multinazionali che poi abbassano i prezzi, segno di un grande potere del consumatore che ha la libertà di scelta dei prodotti. Noi dei GAS privilegiamo un rapporto di amicizia col produttore, puntando anche alla diminuzione degli sprechi e alla stagionalità dei prodotti.» (Francioni). Un esempio di un mese fa, è l’avvio del Farmer Market di Fermo raccontato da Paola Cicchese. Un mercato di vendita diretta, «frequentato in gran parte da pensionati che si sorprendono dei prezzi, pensando che i produttori si siano sbagliati… e osteggiato da molti commercianti che però poi hanno dovuto abbassare i prezzi.»