1 giugno 2020
Aggiornato 11:30
Immigrazione

Un coinvolgimento più forte dei Comuni nelle rete di accoglienza

Lo chiede il capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione Mario Morcone agli amministratori locali in un convegno alla XXV assemblea Anci

«Immigrazione e diritto d’asilo: il sistema degli enti locali nella gestione dei processi di integrazione’. Se ne è parlato oggi pomeriggio in un convegno nell’ambito della XXV assemblea Anci a cui hanno partecipato numerosi rappresentanti di enti locali, tra i quali il vice presidente Anci Fabio Sturani, il presidente della provincia di Cagliari Graziano Milia, il sindaco di Caltanissetta Salvatore Messana. All’incontro sono intervenuti il capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione prefetto Mario Morcone e il direttore generale dell’Immigrazione del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Maurizio Silveri.

«Dobbiamo parlare di immigrazione come fenomeno complessivo o di asilo e accoglienza ai rifugiati?» E’ questa la questione preliminare posta dal prefetto Morcone che ha invitato i presenti a considerare questi temi in un contesto di ricchezza culturale. Il rischio, infatti, secondo il Capo Dipartimento, è di trattare il tema immigrazione «in modo ambiguo». «Quest’anno abbiamo avuto 20.967 sbarchi di immigrati e 24.000 richieste di asilo rispetto alle 13.000 del 2007. Al Centro di Lampedusa, che potrebbe accogliere eccezionalmente fino a 800 persone, a maggio ce ne erano 1200 e il 24 agosto, 1967».
«Di fronte a questa pressione terribile sul territorio nazionale le cui cause sono molteplici, i Comuni spesso non hanno saputo dare una risposta adeguata».

Morcone ha sottolineato che per tutto ciò che non sia riconducibile all’esperienza dello Sprar, «nostro fiore all’occhiello di cui siamo orgogliosi di fronte all’Europa, abbiamo avuto grandi difficoltà nella gestione dell’accoglienza degli immigrati. I Comuni non possono dire che la nostra Amministrazione non vuole gestire il fenomeno con loro». A fronte degli oltre 10.000 immigrati assistiti giornalmente dalla rete di accoglienza del ministero dell’Interno, il capo Dipartimento ha sollecitato i Sindaci ad un maggiore coinvolgimento e impegno per una gestione comune di un fenomeno che riveste ormai un carattere stabile.

«I Comuni - ha risposto il vice presidente Anci - hanno già dato il loro contributo con i primi 1500 posti nel 2002, fino ai 4000 attuali. La loro preoccupazione è che l’emergenza, affrontata in prima battuta dal ministero, poi ricada sul territorio». «C’è sensibilità da parte dei comuni – ha continuato Sturani – partendo dal buon risultato dello Sprar ma il fenomeno immigratorio non può più essere considerato un’emergenza ma un fatto strutturale».

Il passaggio a una fase 'ordinaria' è stato anche auspicato dai vari amministratori locali intervenuti, come gli assessori dei comuni di Torino e Bergamo che hanno invitato a pensare a un sistema di accoglienza modello per tutto il Paese, una vera rete di collaborazione con gli enti locali.

Sulla questione dei minori stranieri non accompagnati è intervenuto Maurizio Silveri del ministero del Lavoro che ha evidenziato che il problema principale nella loro gestione è l’impossibilità della loro identificazione: ad oggi il Comitato che si occupa di questo problema ha censito 7.411 minori di cui ben 5.670 (76%) non sono stati identificati.

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