4 aprile 2020
Aggiornato 04:30
Sanità

Fuga da ginecologia e ostetricia di Novara

Caramella: «Chiarire le responsabilità»

Campanello d’allarme per le divisioni di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Maggiore di Novara. Nel 2007, secondo i dati pubblicati da un quotidiano locale, ben il 30% delle Novaresi ha scelto di partorire o di ricevere cure ginecologiche in un altro ospedale del Piemonte o della Lombardia. E la fuga dello scorso anno risulta incrementata del 10% rispetto al 2006.

«Questi numeri, se confermati, rappresenterebbero un chiaro segnale del grado di insoddisfazione degli utenti per i servizi di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Maggiore di Novara e richiederebbero quindi una urgente verifica e un approfondimento da parte della Giunta regionale, affinché si accertino le responsabilità delle carenze e si propongano soluzioni – afferma il consigliere regionale di Forza Italia, Luca Caramella, che ha rivolto un’interpellanza a palazzo Lascaris sul tema. «Le proteste delle pazienti sono spesso motivate dallo stato di decadenza della struttura, dotata di spazi angusti e non adatti a fornire privacy e comfort alle ricoverate. Ora è in programma una ristrutturazione, della quale vorrei conoscere tempi e modalità di realizzazione che, ovviamente, comporteranno possibili ulteriori disagi. Sarà poi necessario dare precedenza al recupero di questi due reparti rispetto ad altre strutture che non presentano le stesse caratteristiche di urgenza. Inoltre, fra le criticità si aggiungerebbe la scarsa applicazione del parto indolore nella divisione diretta dal professor Surico. Vorrei inoltre conoscere i motivi che hanno portato a creare un’area omogenea fra le due divisioni, quella a direzione universitaria, diretta dal professor Nicola Surico, peraltro responsabile di tutto il dipartimento, e quella a direzione ospedaliera, guidata dal dottor Roberto Gherzi. Si tratta di una scelta che a livello organizzativo pare aver creato inefficienza e confusione di ruoli».

L’esponente azzurro fa inoltre notare che la mobilità passiva delle Novaresi che scelgono di recarsi in un reparto di ginecologia di un ospedale della vicina Lombardia costituisce un costo notevole per la sanità piemontese e per questo deve essere arginato con misure tempestive, per non gravare sul già dissestato bilancio della sanità regionale.
Caramella chiede inoltre alla Giunta regionale quali fondamenti abbia la notizia, apparsa su alcuni giornali locali, secondo la quale il professor Surico, in contrasto con le recenti direttive in materia emanate dall’assessore Artesio (proprio a seguito dello scandalo di un’altra nomina nepotistica avvenuta al Maggiore, nel reparto di neurochirurgia), avrebbe segnalato il cognato come possibile nuovo primario della cardiochirurgia del Maggiore, ottenendo una riunione straordinaria del consiglio di facoltà, peraltro non competente nel designare i vertici delle strutture a direzione ospedaliera. «Vorrei essere informato anche sul ruolo che nella vicenda avrebbe assunto il direttore generale dell’ospedale», prosegue il consigliere di Forza Italia.

Un altro spinoso problema che grava sull’ospedale di Novara è la precarietà di numerosi medici con contratto a tempo determinato. «Si tratta di professionisti che svolgono una parte consistente dell’attività in ospedale, ma che non hanno ancora ottenuto un adeguato riconoscimento economico e lavorativo – conclude Caramella. Chiedo all’assessore alla Sanità di spiegare perché, a distanza di nove mesi dall’annunciato piano di stabilizzazione, non siano state proposte nuove assunzioni né indetti nuovi concorsi. Occorre che la Regione adotti una rapida soluzione per fronteggiare la precarietà di questi professionisti il cui inserimento lavorativo è sempre più necessario a fronte del sottodimensionamento degli organici di molti reparti».

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