9 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
Politiche sociali

Valdegamberi: «Assessori regioni dicono no a tagli 300 milioni a fondo nazionale»

Chiesto avvio immediato dialogo con Governo

No al taglio di 300 milioni di euro (656 milioni proposti dal Governo contro i 953 dell’anno scorso) del Fondo nazionale per le politiche sociali, esclusione delle politiche sociali dal patto di stabilità, stipula tra Regioni e Governo di un ‘patto per lo sviluppo’ che preveda risorse certe ad inizio anno per programmare gli interventi e definisca in tempi brevissimi e non più procrastinabili i livelli essenziali delle prestazioni sociali. Su questi punti fermi gli Assessori alle politiche sociali delle Regioni, per bocca del loro coordinatore il veneto Stefano Valdegamberi, hanno chiesto al Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani di sollecitare un avvio immediato di dialogo con il Governo «affinché - scrive Valdegamberi nella lettera ad Errani che riporta le determinazioni della Commissione Politiche Sociali nella sua ultima riunione a Roma - il settore delle politiche sociali non sia più tenuto ai margini dell’agenda politica».

«La Commissione degli assessori regionali alle politiche sociali –commenta Valdegamberi dando notizia della lettera ad Errani - è fortemente preoccupata per la pesante ricaduta che tale riduzione avrà sulla programmazione regionale degli interventi e dei servizi a favore delle persone più deboli della nostra società, tenendo conto che se ne viene a conoscenza nel mese di settembre con interventi e programmi già avviati. Questa ipotesi, se si concretizzasse, metterebbe in gravissima difficoltà anche i Comuni, chiamati a garantire la tenuta dello stato sociale attraverso i propri bilanci in un momento certo non semplice per la finanza delle autonomie locali. E’ necessario – aggiunge l’Assessore veneto - confermare il principio dell’autonomia regionale nella gestione delle risorse assegnate alle politiche sociali, e aprire un tavolo di confronto con il Ministro Sacconi, per definire le priorità che sono condizione imprescindibile per esprimere un’intesa tra Regioni e Governo su qualsiasi proposta di riparto».

La Commissione Politiche sociali chiede che il FNPS sia reintegrato, almeno nella entità erogata nell’anno 2007, ovvero che sia assunto un esplicito impegno dai rappresentanti del Governo per l’effettiva messa a disposizione alle Regioni delle somme accantonate secondo la legge finanziaria 2007. Chiede, inoltre, che il Governo assuma l’impegno di affrontare le seguenti questioni: escludere l’ambito delle politiche sociali dal patto di stabilità, almeno con riferimento a tutti gli interventi e i servizi assicurati nell’ambito dei piani sociali di zona e, in ogni caso, per le principali aree di interventi, quali ad esempio la famiglia, i disabili, la non autosufficienza, i minori, e l’inclusione sociale; superare le linee di finanziamento con fondi a gestione vincolata, destinati ad interventi specifici che non riconoscono il ruolo delle Regioni nella definizione dei sistemi di welfare locale; determinare le risorse del FNPS, su base annuale e pluriennale, in modo distinto e separato dalle risorse destinate ai diritti soggettivi, collegati a leggi dello Stato e gestiti dall’Inps; stipulare un Patto per lo sviluppo delle politiche sociali che individui: obiettivi e scelte che permettano alle amministrazioni regionali e comunali, risorse certe, definite ad inizio anno, per programmare gli interventi e i servizi a favore della famiglia, degli anziani, dei minori ed in generale delle fasce deboli della popolazione; le modalità per avviare in tempi brevissimi e non più procrastinabili un processo rapido di definizione di un sistema organico dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, tenendo conto delle numerose proposte che le regioni hanno avanzato in più riprese dal 2003 al marzo 2007, con la previsione di un loro adeguato finanziamento. «Vorremmo insomma – conclude Valdegamberi - che, nel rispetto dell’autonomia programmatoria che da sempre le Regioni hanno sostenuto e difeso, si costruisse davvero un sistema di welfare, quale risultato della collaborazione interistituzionale di tutti i livelli di Governo - come affermato anche dal sottosegretario Roccella nell’incontro tenutosi il luglio scorso con gli Assessori regionali».