14 dicembre 2019
Aggiornato 00:00
Nella prestigiosa pubblicazione “Dail And Hammary’s Pulmonary Patology” di luglio

Scoperta del primo caso di panbronchiolite diffusa in un soggetto di razza caucasica

Identificato dall’italiano prof. Venerino Poletti e dalla sua equipe

E’ italiano e si chiama Venerino Poletti, direttore dell’Unità Operativa di Pneumologia Interventistica dell’ospedale di Forlì, il medico che ha identificato il primo caso di panbronchiolite diffusa in un soggetto di razza caucasica, scoperta oggi definitivamente «consacrata» dal «Dail And Hammary’s Pulmonary Patology», testo di riferimento delle patologie polmonari pubblicato in questi giorni .

La panbronchiolite diffusa (DPB) è una malattia infiammatoria idiopatica, identificata per la prima volta in Giappone negli anni Sessanta, e colpisce principalmente i bronchioli respiratori. Successivamente, nel 1969, la malattia è stata nominata DPB per distinguerla dalla bronchite cronica. «Diffusa» si riferisce alla distribuzione delle lesioni ad entrambi i polmoni mentre «pan-» si riferisce al coinvolgimento dell’infiammazione a livello di tutti i bronchioli respiratori. Il tipico quadro radiologico, le caratteristiche istologiche, la presenza di sinusite, e l'isolamento di Haemophilus influenzae di Pseudomonas aeruginosa nell’espettorato rappresentano i principali elementi diagnostici.

Non essendo però stato tradotto alcun testo dal giapponese in altra lingua, la malattia rimase sconosciuta al resto del mondo fino al 1983, anno in cui fu pubblicato un importante articolo sull’argomento in una rivista di lingua inglese, «Chest».

Nel 1989 gli studi effettuati sulla panbronchiolite individuarono il legame con un particolare genotipo e alla componente ambientale e furono iniziati i trattamenti con gli antibiotici. Per puro caso, quasi per errore, i medici scoprirono che il trattamento con eritromicina in pazienti con panbronchiolite diffusa (un antibiotico del gruppo dei macrolidi che doveva invece essere «sbagliato» per quel tipo di microrganismi), tra l’altro a dosaggi minimi, migliorava la loro sopravvivenza a 5 anni dal 26% al 94%.

Tale scoperta, derivata dallo studio di una malattia rara, permise di utilizzare questo farmaco, con i medesimi dosaggi, anche per la cura di malattie  dei bronchioli molto più frequenti come la fibrosi cistica.

Ma è il gruppo dell’italiano prof.Venerino Poletti che all’inizio degli anni Novanta identificò il primo caso di razza caucasica in Europa affetto da tale malattia, fino ad allora riscontrata dalla comunità scientifica internazionale solo su soggetti di razza asiatica. Seguirono diverse pubblicazioni nel 2003 e nel 2006, ma solo in questi giorni tale scoperta è stata citata per la prima volta nella pubblicazione «Dail And Hammary’s Pulmonary Patology», un punto di riferimento internazionale di altissimo livello per gli specialisti pneumologi.

Grazie a tali studi, di panbronchiolite non si muore più e tante malattie dei bronchioli, come la fibrosi cistica, la più comune causa di malattia respiratoria cronica nei bambini, hanno tratto giovamento da tali ricerche sulle malattie rare.