7 dicembre 2022
Aggiornato 14:00
Gaming

Tecnologia: quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare

Questo conciso e sagace motto di spirito è il più efficace ed esaustivo per trattare come tema due giochi come Carmageddon e soprattutto come Grand Theft Auto

Videogioco
Videogioco Foto: Pexels

Correva l’anno 1987 quando un giovane e talentuoso John Landis dirigeva la pellicola umoristica National Lampoon’s Animal House, inaugurando una nuova stagione della commedia nordamericana. Nel film tra gli altri un carismatico John Belushi pronunciava una frase diventata in seguito un vero e proprio cult. La frase era la seguente: - Perché quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.

Questo conciso e sagace motto di spirito ci sembra il più efficace ed esaustivo incipit per trattare come tema due giochi come Carmageddon e soprattutto come Grand Theft Auto. Giochi che non hanno certo bisogno di presentazione per il pubblico più profilato e aggiornato a tema gaming. Si tratta di due giochi dalle tematiche piuttosto scabrose: il primo è un gioco di guida in cui le condizioni di vittoria si possono raggiungere facendo a pezzi le auto dei propri avversari o ammazzando tutti i pedoni che passeggiano dentro l’area di gioco.

Grand Theft Auto è invece un gioco nel quale si interpreta un criminale impegnato in furti e omicidi all’interno di una metropoli in cui la moralità sembra aver raggiunto il minimo storico. Siamo dalle parti della Sin City o di una plumbea Gotham City, concepita da quel genio maudit di Frank Miller, ma con una spruzzata di cinema in stile Michael Mann e William Friedkin. Come in altri casi anche qui parliamo di un prodotto di genere che poteva venire fuori solo dal fermento e dalla creatività spinta, supportata dalle innovazioni tecnologiche, degli anni Novanta. Chi li ha vissuti capirà al volo di cosa stiamo parlando. Un decennio dove al cinema c’era una vera battaglia tra gli americani come Tarantino, Rodriguez, Coen e Lynch e cineasti europei come Danny Boyle, Mathieu Kassovitz, Lars Von Trier e Guy Ritchie.

Carmageddon nonostante la libertà espressiva del periodo in cui uscì, creò comunque un certo dibattito, tanto da spingere numerosi governi a censurarlo. In Germania dove il gioco venne vietato, gli sviluppatori dovettero sostituire i pedoni con dei robot. In Italia venne aperta una indagine dal procuratore Guariniello. Il polverone arriva fino in parlamento, dove ci si interroga sul ruolo e la funzione educativa sui giovani di titoli come questo. La cosa pur concludendosi con delle piccole modifiche (colore del sangue virato di verde e pedoni trasformati in zombie) crea di fatto un precedente ponendo l’attenzione di un governo occidentale su un videogioco.

Grand Theft Auto pur scatenando polemiche, avrà invece una cassa di risonanza inferiore, sotto il profilo dell’opinione pubblica, ma anche in questo caso ci sarà un’inchiesta, stavolta mirata a individuare se vi siano violazioni del codice penale nella diffusione di un videogioco che premia chi compie degli atti criminali. Non è la prima volta che un fumetto, un libro o un film hanno scatenato dibattito, ma di certo è la prima volta che un videogioco in Italia ottiene tutto questa attenzione, a livello mediatico tramite la copertura della notizia sui media tradizionali.

Il 1997 però non presenta le stesse condizioni di oggi, dove in tv e sugli altri media risulta adesso piuttosto diffuso e abituale trattare come argomento un singolo videogioco. Certo, se ne parlava in termini negativi e con un tono da censura bacchettona, ma è più o meno la stessa cosa che è successa pochi anni fa per il contesto del gioco d’azzardo. In molti ricorderanno certamente la levata di scudi che tutte le realtà dei casino online e delle sale slot dovettero affrontare e gestire quando si parlò di ludopatia e di gioco compulsivo. Sono dei trend che vanno e vengono, ma una cosa rimane oggi sotto gli occhi di tutti. I videogiochi da quando vennero immessi sul mercato Grand Theft Auto e Carmageddon, non verranno più visti come semplici passatempi e momenti di svago per giovani e non.