La storia di Ludmilla Coccia

Perchč č vantaggioso per corporate e startup lavorare insieme

Da aprile 2016 Ludmilla si occupa dello sviluppo di new commercial routes per Moėt Hennessy che ha stretto diverse collaborazioni con altrettante startup.

Ludmilla Coccia
Ludmilla Coccia (iStarter)

LONDRA - Si parla molto spesso di quanto sia difficile per una startup attrarre investimenti e fare fund raising. Tra chi scappa all’estero a chi si appoggia a business angels o programmi di accelerazione, tra chi sceglie il crowdfunding e le nuove forme di equity. Un tema molto dibattuto quello dell’attrazione di capitali anche se il 2016 - specie qui in Italia - ha registrato un incremento degli investimenti. Di fatto, però, esiste anche un’altra possibilità: in una parola Open Innovation. Il mondo delle corporates e quello delle startups non sono universi separati. Sono realtà che possono dialogare, trovare incastri e soluzioni «win win» grazie anche a persone aperte e innovative come Ludmilla Coccia, European Corporate & Private Sales and Partnerships Manager presso Moët Hennessy, divisione Vini e Alcolici del colosso del lusso LVMH -Moët Hennessy Louis Vuitton. Una carriera importante quella di Ludmilla che negli ultimi anni ha vissuto in 7 paesi e 3 continenti diversi; lavorando come volontaria per le Nazioni Unite in Azerbaijan, in posizioni strategiche per i Fondi Sovrani di Dubai e come Investment Banker a Londra, per approdare poi a Moët Hennessy, come Strategy Manager.

Le partnership di Moët Hennessy
Da aprile 2016 Ludmilla si occupa dello sviluppo di new commercial routes, con l’obiettivo di raggiungere il consumatore in un modo diverso da quello tradizionale. «In particolare vogliamo inserire in nostri prodotti all’interno di esperienze dirette per il consumatore, ed è proprio in questo contesto che ho cominciato ad avvicinarmi al mondo delle startups - racconta Ludmilla -. Riuscire a gestire il dialogo tra una startup ed una compagnia radicata come LVMH richiede una buona dose di flessibilità ma soprattutto «out of the box thinking». Da aprile a oggi l’azienda ha messo a segno 4 diverse partnership: con Incrediblue, un Airbnb per gli yachts, La Belle Assiette, startup che propone servizio di chef a domicilio, Enclothed, online personal shopper per uomini, e Deliveroo, già avviata food delivery star.

La collaborazione efficace
Una collaborazione, quella tra corporate e startup, che si è rivelata molto efficace: «Tutte le parternships sono state fondamentali non solo per testare diversi business model di collaborazione ma soprattutto per individuare quanto prima quali fossero i nostri limiti e cosa dovessimo migliorare - racconta ancora Ludmilla -. Nei prossimi mesi, da un lato dedicheremo investimenti e risorse per continuare a sviluppare alcune delle partnerships esistenti. Dall’altro sperimenteremo nuovi players; il focus sarà sempre quello di collaborare con la startup per creare un’esperienza unica e innovativa intorno al nostro prodotto».

Volontà di creare qualcosa insieme
Sia le aziende consolidate che le startup, tuttavia, di tanto in tanto hanno ancora paura dell’Open Innovation e nutrono un certo grado di sfiducia sia nell’aprire le porte all’innovazione da un lato, sia nel cedere parte del proprio progetto dall’altro. Ma ci sono degli ingredienti necessari affinché la collaborazione tra corporate e startup possa avere ottimi frutti? «Penso che accanto all’ovvio fit di prodotto, ci debba essere da entrambe le parti la volontà e l’entusiasmo di creare qualcosa di unico insieme, che vada al di là del semplice deal commerciale - dice Ludmilla -. Nella ricerca di partner potenziali, le startups con cui abbiamo deciso di collaborare sono quelle con cui c’è stato un aperto e sincero riconoscimento dei rispettivi limiti, che ha permesso di focalizzarci meglio sulle sinergie nonché di sperimentare business models innovativi per entrambi».

I vantaggi
I vantaggi che nascono dalle collaborazioni tra corporate e startup sono duplici e reciproci. Le startup, di fatto, rappresentano una finestra sul quello che c’è di più innovativo in termini di prodotti e business trends, aiutando l’azienda a essere più competitiva. Dall’altro lato, il know-how, le risorse economiche e la struttura di supporto che una corporate ha a disposizione, possono costituire il migliore degli acceleratori per una startup.

L’esperienza a iStarter
Ludmilla, inoltre, è socio di iStarter, il primo acceleratore italiano a Londra, che conta circa 100 soci operanti nei più diversi settori economici e dà una mano alle startup a prendere il volo. Un’avventura che a Ludmilla sta servendo molto, sopratutto per capire meglio questo universo: «Mi ha dato la possibilità di avvicinarmi alle startup in modo concreto, aiutandomi nel sourcing di possibili candidate per le partnerships che ho creato. La continua opportunità di confrontarmi con i partners e l’accesso alle startups del nostro portfolio mi aiuta a ricaricarmi di idee e creatività».