17 ottobre 2019
Aggiornato 11:30
dati del mise

Il reddito operativo delle startup è in perdita, Corbetta (Mise): «La causa è la crisi globale»

Il reddito operativo delle startup nel 2016 è negativo per 86 milioni di euro. Secondo Mattia Corbetta del Mise la causa è da ricercarsi nella crisi globale della domanda

ROMA - Si chiude con il segno meno il 2016 di oltre 6mila startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese: il loro reddito operativo è, infatti, negativo per 86 milioni di euro, se si considera l’ultimo trimestre dell’anno e contro gli 88 milioni della precedente rilevazione. L’ecosistema delle startup italiane, ancora una volta, si presenta fragile sia sotto il punto di vista del reddito, sia dal punto di vista occupazionale: i dipendenti assunti continuano ad essere davvero pochi rispetto al numero delle imprese innovative registrate. I dati arrivano dall’ultimo rapporto redatto dal Mise.

Pochi soci dipendenti
Peggiora il profilo occupazionale delle startup italiane: il 42,4% del totale ha almeno un socio dipendente, un dato in diminuzione rispetto a quello registrato a fine giugno dove la percentuale saliva al 43,63%. Diminuisce il valore della produzione media che nel 2015 si attesta a 144mila euro, in diminuzione di 7.678 euro sulla media precedente (-5,06%). Il valore mediano è pari esattamente a 30.000 euro, dunque in lieve diminuzione rispetto ai 30.860 registrati a fine settembre (-2,79%).

Più startup in perdita
Nel complesso sono più le startup che registrano una perdita di quelle che, invece, si possono crogiolare nell’utile: 57,71% le startup in rosso contro la restante quota (42,83%) che evidenzia un bilancio in attivo. Gli indicatori di redditività ROI e ROE delle startup innovative registrano valori negativi; se però ci riferisce soltanto a quelle in utile, gli indici sono sensibilmente migliori di quelli fatti riportare dalle altre società di capitali.

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La crisi da parte della domanda
Sempre più startup e giovani che si lanciano nell'ecosistema imprenditoriale italiano (anche nell’ultimo trimestre si registra un incremento del 6%), ma ancora pochi soldi. Perché? Ne ha parlato di recente Mattia Corbetta della Direzione generale per la Politica Industriale la Competitività e le Pmi del Ministero dello Sviluppo Economico) durante l’evento «Startup act e legge di bilancio 2017» promosso da Angel Partner Group, a Luiss Enlbas, a Roma. «Le startup fatturano poco perché c’è una crisi da parte della domanda - afferma lo stesso Corbetta -. Le aziende acquistando poco poiché coinvolte dalla crisi globale. In Italia, in questo periodo, c’è una liquidità ristretta e se gli altri paesi sono più forti in termini di innovazione e startup è perché hanno un potere d’acquisto più forte». Le perdite registrare dalle startup innovative e la difficoltà di attirare fondi di venture capital sarebbero quindi fenomeno conseguente alla crisi economica che da anni attanaglia il nostro Paese. laddove le aziende comprano poco, allora acquistano in misura minore anche i servizi offerti dalle startup.

L’Open Innovation
E poi c’è tutto il problema relativo al calcolo degli stessi fondi di venture capital che, per questo anno si attestano a quota 200 milioni. «Dobbiamo ricordare che 70% delle startup, però, è partecipata da una persona giuridica - ci racconta ancora Corbetta -. Questo significa quindi che il fenomeno dell’Open Innovation qui in Italia è molto più significativo di quello che pensiamo».