28 giugno 2017
Aggiornato 17:45
fare scale-up

Endeavor, in Italia la rete di imprenditori che vogliono aiutare le startup

Endeavor è un'associazione di imprenditori navigati e metor che mettono a disposizione le proprie competenze professionali per sostenere la crescita di altre startup nel mondo

Endeavor, in Italia la rete di imprenditori che vogliono aiutare le startup
Endeavor, in Italia la rete di imprenditori che vogliono aiutare le startup (Shutterstock.com)

ROMA - Endeavor muove i primi passi anche in Italia raccogliendo tra la sua rete due volti noti dell’imprenditoria innovativa italiana: Davide Dattoli, fondatore degli spazi di coworking Talent Garden e Matteo Lai, creatore di Empatica, startup wearable tech che misura in tempo reale i parametri vitali. L’obiettivo di Endeavor è proprio quello di promuovere l’imprenditorialità attraverso il sostegno di imprenditori più navigati, soprattutto nel momento più difficile per un’azienda, quello dell’espansione.

Trasformare le startup in scale up
Di fatto si tratta di una rete di mentor a servizio di aspiranti imprenditori. Un network già presente in 25 Paesi, dove finora ha selezionato 1.308 giovani imprenditori con idee di azienda ad alto impatto, per supportare la loro crescita internazionale. L’obiettivo è quello di aiutare queste realtà a fare scale up, un salto davvero molto difficile per chi si trova in mercati poco innovativi o che fanno difficoltà ad arrancare. Ed è per questo motivo che Endeavor, nata in America, si è sviluppata principalmente in quei territori dove l’ecosistema startup fa fatica a crescere come Ungheria, Tunisia, Serbia, Grecia o Turchia. Anche se l’Italia, a livello di ecosistema, si affianca maggiormente a realtà globali come Inghilterra e Germania, sono ancora poche le startup che hanno una dimensione globale e che sono state capaci di emergere oltre i confini nazionali.

Come funziona Endeavor
All’interno del «team» di Endeavor, i mentor italiani che hanno accettato a titolo gratuito di mettere le proprie capacità a servizio di altri imprenditori italiani, sono volti noti del nostro ecosistema innovativo, da Riccardo Donadon (H-Farm) al nuovo commissario per il digitale, l’ex Amazon Diego Piacentini. Ma a fare la vera differenza è il metodo innovativo. Il processo di selezione dei talenti è molto rigoroso, con il team locale che propone dei nomi e il giudizio finale affidato a un comitato internazionale. L’obiettivo è arrivare entro breve a una decina di imprenditori, a cui offrire i servizi del network. L’imprenditore entra quindi a far parte di un circuito di consulenza specifica e globale a cui si può appoggiare nel momento dell’espansione, anche per la raccolta di capitali visto che molti mentor vengono di fatto dal mondo del venture capital. E le possibilità sono tante, anche alla luce del fatto che l’associazione controlla anche un fondo da 100 milioni. Insomma, sicuramente un buon modo per affacciarsi sul panorama globale e farlo nel modo giusto, supportati.