22 ottobre 2020
Aggiornato 06:00
DLD Tel Aviv Innovation Festival

Open innovation, Di Camillo (P101): «Ecco perchè il futuro passa da Tel Aviv»

Si è da poco conclusa la sesta edizione del DLD Tel Aviv Innovation Festival, uno tra i principali eventi dedicati al mondo del digitale e dell’innovazione. Il punto di Andrea Di Camillo, Managing Partner di P101.

TEL AVIV - Israele vanta attualmente il più alto numero di aziende high tech per abitante: quasi cinquemila per otto milioni di persone. Una ogni milleseicento. Meglio ripeterlo: 1 impresa IT ogni 1.600 abitanti. Come può un paese di appena 8 milioni di abitati, circondato da nemici, essere il secondo polo mondiale della tecnologia?

La contaminazione della DLD Tel Aviv Digital Conference
Si è da poco conclusa la sesta edizione del DLD Tel Aviv Innovation Festival,  uno tra i principali eventi dedicati al mondo del digitale e dell’innovazione. Il momento centrale del Festival, che si sviluppa in tutta la città, è la DLD Tel Aviv Digital Conference: centinaia di startup, venture capitalist, investitori e leader multinazionali si incontrano per confrontarsi sui temi centrali della discontinuità tecnologica odierna: self driven car, futuro dei media, cybersecurity, big data e tutte le hot topics del momento. Un luogo di incontro per gli attori chiave del settore digitale provenienti da Israele e da molti altri paesi del mondo, che partecipano agli eventi di aziende eccellenti nella tecnologia: Amazon, Google, Microsoft, PWC, Intel, The Game Developers Association, Facebook, Bank Leumi, GarageGeeks, Infinity.

«Quello che colpisce non è tanto il contenuto, o il livello degli speaker (eccellente), ma l’atmosfera e lo stato di tensione positiva che si respira in tutta la città. Nella start up nation che con lo Yozma project di fine anni ’90 ha dimostrato come si possa fare evolvere un’intera economia, la parola d’ordine è «provarci» - ha detto Andrea Di Camillo, Managing Partner di P101 -. Abbiamo incontrato decine di imprenditori, giovani e meno giovani, alla prima esperienza o seriali, e tutti animati dal fuoco sacro del fare impresa: confrontarsi con problemi vecchi per trovare soluzioni nuove. Imprenditori che scatenano un’energia positiva contagiosa, e proprio questo forse è uno dei punti da cogliere: la densità e frequenza del fenomeno non può che contaminare il territorio costruendo quello che è un modello di ruolo positivo che diventa il riferimento da emulare».

Il ruolo del Governo nell’innovazione
Il sistema israeliano, vuoi per ragioni storiche, culturali, militari, ha un mercato interno molto limitato. Ragione che spinge le startup nascenti a pensare già in grande, puntando lo sguardo oltre i confini, cosa che agli startupper italiani spesso manca, focalizzati, almeno in prima battuta, al mercato nazionale. Inoltre mentre nella Silicon Valley è strettissimo il connubio tra università e impresa, in Israele è il Governo ad aver creato un ecosistema legale e fiscale ideale per far sviluppare le idee più innovative e le imprese più dinamiche. E’ il Governo quindi che fa crescere l’economia e attira capitali, oltre alle multinazionali che investono sul territorio. Una manna per le startup che si trovano all’interno di un sistema di open innovation tra i più proficui del mondo.

«Altrettanto impattante è la partecipazione delle grandi aziende, e non solo quelle del digitale, che proprio qui hanno insediato laboratori di ricerca e di corporate development. Strutture nate per assorbire osmoticamente la mentalità e la predisposizione alla violazione di schemi organizzativi rigidi che dall’interno delle grandi organizzazioni, si sa, non si riescono a scardinare - continua Andrea Di Camillo -. Insomma portiamo a casa sensazioni positive ed un bell’esempio del risultato a cui possiamo ambire anche in Italia, ovvero di quello che i Venture Capital italiani e l’intero ecosistema dell’innovazione possono, e devono, sviluppare»