15 ottobre 2019
Aggiornato 17:30
La storia di NinaLaRoulotte

«Lascio il mio lavoro e mi metto in proprio, ma che fatica»

Lasciare il proprio lavoro e mettersi in proprio è un minimo comune denominatore di molte startup. Una scelta coraggiosa, ma difficile. Questa è la storia di Alessandra e Susanna e di NinaLaRoulotte

ROMA - Quante volte capita ai fuonder di una startup di lasciare il proprio lavoro (magari a tempo indeterminato) per gettarsi in un business tutto loro per inseguire un sogno? Praticamente a quasi tutti gli startupper. Di solito si tende a evidenziare il coraggio (alcuni ne hanno davvero molto), la voglia di elevarsi e di libertà. Tutto vero. Ma le difficoltà ci sono e non vanno sottovalutate. Perché mettersi in proprio non è una cosa da poco. Come hanno fatto Alessandra Luppino e Susanna Andresano che hanno deciso di buttarsi nel mondo dello street food, lanciando NinaLaRoulotte, con la quale girano l’Italia in lungo in largo, a caccia di eventi e fiere dedicate al cibo di strada.

Lascio il mio lavoro e mi metto in proprio
«Venivamo da due realtà completamente diverse - ci racconta Alessandra -. Io dalla fotografia e Susanna dalla tecnologia per la comunicazione. Entrambe avevamo il desiderio di lasciare quello che stavamo facendo per amore della cucina. Abbiamo subito scartato l’idea di un locale fisso perché non eravamo sicure di rimanere in Italia. Così abbiamo pensato alla roulotte». Ed è iniziata la ricerca, prima della roulotte e dei materiali con cui arredarla, poi l’Assisi Truck Festival, dove le due amiche hanno vinto il premio per miglior food track. E così è iniziato il loro viaggio, in giro per l’Italia e come imprenditrici di se stesse.

La roulotte fantasy
NinaLaRoulotte, però, non è un semplice mezzo perché Alessandra e Susanna l’hanno arredata a dovere, dal logo donato da un’artista italiana, Nicoletta Ceccoli, all’organetto artigianale che può essere suonato durante i festival o le feste private, dalla carta da parati londinese acquistata nella capitale britannica, ai divanetti nei quali sono soliti sedersi anche gli sposi durante i loro buffet. Insomma, un piccolo nido fantasy dove creare la propria impresa. E poi ci sono le specialità, dalla parmigiana in tempura, alle zuppe, dai sigari di melanzane con pecorino e miele alle polpette di zucchine, ricotta ed agrumi con spuma di menta. «Abbiamo pensato di cucinare ciò che ci sarebbe piaciuto magiare - continua Alessandra - e abbiamo deciso di rivoluzionare un po’ l’idea dello street food spostando l’attenzione dai classici panini e fritture a qualcosa di più ricercato».

L'interno della Roulotte
L'interno della Roulotte (NinaLaRoulotte)

Le difficoltà e i costi
Fin qui tutto rosa e fiori, ma le sfide sono tante, così come i costi che a volte raggiungono anche i 2mila euro per un solo festival di street food. «A volte si pensa che, mettendosi in proprio, si sia più liberi - spiega Alessandra -. Ma, di fatto, le sfide sono tante. Anche perché la moda dello street food è esplosa e si ha davvero molta concorrenza. Per non parlare dei costi di partecipazione ai festival e del fatto che, proprio perché si tratta di ‘cibo da strada’, la gente si aspetta di pagare un prezzo tendenzialmente stracciato. Ma noi abbiamo dei costi e, in qualche modo, dobbiamo pur recuperali». Per questo Alessandra e Susanna consigliano di essere pienamente consapevoli, prima di effettuare scelte di questo tipo. «Molti ci scrivono chiedendoci consigli sull’avviamento dell’attività - dice ancora Alessandra -. Noi non abbiamo paletti e cerchiamo di spiegare tutto nei minimi dettagli, in particolare le potenziali difficoltà che si potranno affrontare. Semplicemente per essere più consapevoli».

Amare ciò che si fa
Difficoltà a parte, Alessandra e Susanna sono contente della scelta che hanno fatto. Perché poi, dopo i festival di street food sono arrivati anche gli eventi privati e i matrimoni, dove svolgono servizio di catering. «La roulotte ci permette di spostarci meglio - conclude Alessandra - e cercheremo di diventare sempre più attrattive. Amiamo quello che facciamo. E questa è già una grande soddisfazione».