15 novembre 2019
Aggiornato 21:00
rivoluzione robotica

I robot ci cambieranno la vita

La rivoluzione sta già avvenendo e noi neppure ce ne accorgiamo. Di fatto siamo circondati da robot tutti i giorni e presto arriveranno anche quelli umanoidi, con tutti i problemi che ne derivano

Shutterstock

ROMA - I robot ci cambieranno la vita. La rivoluzione è silenziosa, quasi non ce ne accorgiamo poiché nel marasma delle informazioni che rimbalzano sui quotidiani e sulle pagine del web, si sente quasi sempre parlare di prototipi, di «dispositivi» in fase di lancio e non ancora pronti al mercato. E noi? Noi siamo pronti a essere circondati da robot? In realtà già lo siamo e nel prossimo futuro lo saremo sempre di più, con tutte le polemiche e i problemi che ne conseguono, dalla responsabilità civile (o penale) di ciò che a conti fatti è considerata una macchina, alla tutela dei diritti d’immagine, all’etica e moralità. Perché è un discorso complesso, che va affrontato lentamente.

I robot umanoidi e casalinghi
La vera rivoluzione sarà determinata dai robot umanoidi che, peraltro, sono già tra di noi. In Giappone la società telefonica SoftBank ha già venduto migliaia di esemplari di Pepper Robot, un robot capace di farci compagnia e interpretare il nostro stato d’animo. C’è poi tutta quella tecnologia applicata al disbrigo delle pratiche quotidiane, quelle che potremmo far fare alla domestica e che, invece, lasceremo fare al robot. Un esempio è il recente e italiano Momo, sviluppato dalla startup catanese Morpheos, lanciata a sua volta dalla Digital Magics Palermo, la sede siciliana di Digital Magics. Si tratta di un robot artificiale in grado di regolare l’intensità delle luci e la temperatura domestiche, di individuare i livelli di gas e di riconoscere le richieste di aiuto. Grazie alle tecnologie avanzate proprietarie, Momo riesce ad analizzare ciò che lo circonda riconoscendo i volti, gli oggetti e i suoni, «adatta» le stanze in base all’umore e alle esigenze delle persone creando ambienti più sicuri e confortevoli. Momo individua suoni specifici come il pianto di un bambino, la richiesta d’aiuto di una persona anziana o la rottura di un vetro. Insomma, una vera e propria colf. Qui non dovrebbero porsi problemi di responsabilità: in caso di robot umanoidi come questi, infatti, si può stare al sicuro.

Il robot che assomiglia a Scarlett Johansson
Problemi maggiori si pongono, invece, nel caso del recente robot umanoide «MarkI» creato dal 42enne Ricky Ma, disegnatore grafico di Hong Kong. Il robot, di fatto, è una versione futuristica di Scarlett Johansson, ha boccoli biondi e labbra carnose come l’attrice di Hollywood ed è perfettamente in grado di compiere i più semplici movimenti, come strizzare l’occhio, sorridere e rispondere ad alcune semplici domande. E pensate che si tratta di un robot costruito per hobby, nel giardino di casa dell’inventore e con «appena» 50mila euro di fondi. Pensate cosa potrebbe creare un team di super esperti con tecnologie molto più avanzate. Il caso ha suscitato scalpore soprattutto in termini di diritto all’immagine. Sì, perché se l’ideatore Ricky Ma dovesse iniziare a guadagnare e il robot diventasse troppo conosciuto, molto probabilmente rischierebbe una denuncia da parte della star. E poi c’è tutto il discorso etico e morale: il robot che si trasforma nel nostro partner ideale, limitando praticamente allo zero più assoluto il rapporto umano che esiste da migliaia di anni. Chissà che non si inventino addirittura un robot in grado di avere rapporti sessuali con gli uomini.

Google Car e responsabilità della macchina
Interessante è il discorso della responsabilità. Cosa succede se un robot sbaglia? In alcuni casi è davvero difficile ricondurre la responsabilità a colui che ha creato la macchina. Pensate, ad esempio, al caso della Google Car o comunque delle auto automatiche. Il quesito è ormai uno dei cardini degli studi e delle riflessioni in merito all’intelligenza artificiale. Può un robot essere responsabile delle sue azioni? Di fatto la macchina non può essere pizzicata in stato di ebrezza, questo è sicuro. Ma se non rispetta le distanze di sicurezza (a causa di un errore di algoritmo) chi paga? Da Google affermano che i sistemi di guida autonomi studiati in questi anni avranno un margine di errore completamente pari a zero. Ma ovviamente non si può mettere la mano sul fuoco, né pensare che l’obbligo dell’RC auto sparisca nella pattumiera delle cose da riciclare. I problemi legati alla robotizzazione della vita chiaramente ci sono. Ma noi siamo davvero pronti?