25 febbraio 2020
Aggiornato 00:30
innovazione spaziale

Nasa, le coltivazioni del futuro saranno nello spazio

La 'serra cosmica', che ha visto crescere con successo piante di lattuga rossa romana e fiori di zinnia - raccolti nel giorno di san Valentino - è stata ideata proprio per esplorare la possibilità di sviluppare coltivazioni in ambienti controllati per missioni di lunga durata

ROMA - Coltivare patate su Marte - come l'astronauta e botanico protagonista del film "Tha Martian" di Ridley Scott che, proprio grazie ai tuberi, riesce a sopravvivere sul pianeta rosso - è una possibilità che appartiene ancora al mondo della fantascienza, ma gli scienziati sono al lavoro perché in futuro possa diventare realtà.

Esperimento Veggie
Questo filone di ricerca, - segnala sul suo sito l'Agenzia spaziale italiana - è particolarmente sentito dalla NASA al momento impegnata con l'esperimento Veggie sulla Stazione spaziale internazionale. La 'serra cosmica', che ha visto crescere con successo piante di lattuga rossa romana e fiori di zinnia - raccolti nel giorno di san Valentino - è stata ideata proprio per esplorare la possibilità di sviluppare coltivazioni in ambienti controllati per missioni di lunga durata. Nella scelta delle piante da coltivare, secondo i botanici della Nasa, vanno tenute presenti quelle in grado di fornire carboidrati e proteine, come patate, grano e semi di soia. Soprattutto le patate sono al centro dell'attenzione degli esperti sia per la loro ricchezza di nutrienti, sia per la loro capacità di produrre germogli. Non è un caso che i tuberi siano ora il fulcro di uno specifico esperimento, "Potatoes on Mars", promosso dalla NASA e dall'International Potato Center di Lima.

Colture nello spazio
Ma qualsiasi genere di coltivazione, che sia allestita sulla Terra o a bordo della Iss oppure su un altro pianeta, ha in comune tre fattori fondamentali: acqua, luce e qualità del suolo. In un viaggio spaziale di lunga durata non è pensabile poter portare in grandi quantità tutto l'occorrente per impiantare un'attività agricola, soprattutto l'acqua. E' necessario quindi - prosegue l'Asi - ragionare in termini di riciclo di risorse e di utilizzo in situ. Il riciclo dell'acqua, inclusa quella di scarico, è già attuato correntemente sulla Stazione spaziale e la recente scoperta della presenza di acqua su Marte schiude nuovi scenari. In questo caso, però, bisogna tenere conto di altri fattori: la presenza di sale, perclorati e altre impurità del suolo che potrebbero rendere problematico l'utilizzo dell'acqua marziana. Quindi, l'ipotesi che viene formulata dagli esperti è che, a differenza di quanto avviene nel film di Scott, le piante dovranno inizialmente essere coltivate con tecniche idroponiche in un ambiente protetto e si potrà pensare ad una coltivazione sul suolo marziano quando sarà necessario espandere i sistemi di coltura. Altro elemento cruciale è la luce. Nel 2007 uno studio svolto dall'Università del Colorado ha evidenziato che Marte, a causa della distanza dal Sole, riceve il 43% in meno di luce solare rispetto alla Terra ma ha - a basse latitudini - delle aree in cui l'irraggiamento è adeguato. Tuttavia, la superficie del pianeta è interessata da intense tempeste di polvere che offuscano il Sole e quindi è necessario pensare anche ad un'altra fonte di luce. L'illuminazione a Led può essere un'ottima soluzione e ha già dato esito positivo con l'esperimento Veggie. Raggiungere i risultati dell'astronauta-contadino Mark Watney è ancora di là da venire, ma le attività di ricerca nei settori biorigenerativo e sistemi abitati spaziali - ambiti in cui anche l'Agenzia spaziale italiana è impegnata da tempo con un ruolo di primo piano - stanno dando risposte concrete.