«Senza banda e conoscenza dell'informatica l'Italia resta lontana dagli standard»
L'informatica permea a fondo le nostre vite. Ma l'Italia è al livello degli altri Paesi in questa materia? A spiegarlo è Dino Maurizio, presidente dell'Associazione Informatici senza frontiere: «L'Italia è abbastanza arretrata: manca una struttura adeguata per raggiungere gli altri Paesi».
ROMA - «L'Italia è abbastanza arretrata rispetto agli altri Paesi europei da un punto di vista, in generale, di accesso alle tecnologie di tipo informatico». A parlare è Dino Maurizio, presidente dell'associazione Informatici senza frontiere, che, in un'intervista rilasciata al DiariodelWeb.it, spiega quanto l'informatica sia importante nella nostra quotidianità, le potenzialità del nostro Paese e la strada (lunga) ancora da percorrere perché l'Italia raggiunga gli altri Paesi in campo informatico.
COSA MANCA ALL'ITALIA - «Che cosa abbiamo e che cosa non abbiamo rispetto agli altri? – si chiede Maurizio – Io credo che in termini di possibilità, quindi di device disponibili sul mercato abbiamo la stessa situazione delle altre nazioni. Quindi non è che in Italia non ci sia la possibilità di avere o di acquistare dei dispositivi utili». La debolezza dell'Italia in questo campo sta, invece, in una questione ben più complessa che è quella della banda, quindi della velocità di accesso alla rete internet. «Quello che ci manca sono due cose, secondo me – continua Dino Maurizio –: una è la banda. Perché una banda che sia accessibile a tutti e di capacità tale che tutti possano avere servizi di vario tipo non esiste. Esiste nelle grandi città, ma appena si va fuori, nei piccoli centri la situazione è disastrosa. Questo è un punto fondamentale per l'Italia: l'Italia se non si attrezza su questo tipo di tecnologia farà fatica ad adeguarsi al livello delle altre nazioni», spiega il presidente di Informatici senza frontiere.
EDUCARE ALL'INFORMATICA - Oltre alla banda larga, altro nodo insoluto nel nostro Paese è quello dell'educazione all'utilizzo dell'informatica. Pur avendo ogni giorno conferma e testimonianza della imprescindibilità della materia, l'Italia si dimostra sorda e cieca rispetto all'esigenza di organizzare la trasmissione della conoscenza di questo mondo per poterne usufruire al meglio. Come spiega Dino Maurizio, «il secondo punto» cui si dovrebbe puntare «riguarda, invece, l'utilizzo della conoscenza di questi mezzi. E anche qui siamo abbastanza lontani», afferma Maurizio. «Un po' è legato al fatto che non tutti hanno accesso a internet», però è anche vero che «qualcosa di più si può fare a livello scolastico o, in generale, a livello pubblico. E anche questo è un altro degli elementi che devono essere ottimizzati. Noi siamo un'associazione, non un'azienda che commercia, ma richieste di 'addestramento', di tenere corsi ecc arrivano da ogni dove. Non solo da varie associazioni, ma anche da parte dei Comuni, poiché si sente quest'esigenza e non vi sono altri strumenti per farlo. Altri strumenti pubblici».
L'UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA NELLE PICCOLE AZIENDE - Come riuscire, quindi, a raggiungere gli altri Paesi? Semplice: fornendo strutture adeguate e mezzi per avvalersi delle risorse. «Secondo me, quindi, non è un problema di dispositivi, ma è un problema di struttura – spiega, ancora, il presidente dell'associazione –. Quando avremo la struttura e avremo anche educato le persone ad usare le nuove tecnologie avremo fatto un passo che ci porta vicino agli altri Paesi». Inoltre, l'analisi di Maurizio tocca anche l'aspetto produttivo dell'informatica: senza una conoscenza ottimale della materia, l'innovazione rimane monca, lo sviluppo frammentario, data la certezza che buona parte della nostra vita, oggi, viaggia su una realtà che esiste solo grazie all'informatica. «L'ultimo aspetto, che comunque è un altro degli aspetti dettati, tra l'altro, dall'agenda digitale, è quello dell'utilizzo di queste tecnologie soprattutto nella piccola e media industria – sottolinea Maurizio –. Perché, ancora, l'Italia è fatta da moltissime piccole aziende e nelle piccole aziende non esistono reparti di informatica. E questa è il primo punto. Inoltre, spesso, soprattutto nelle aziende di tipo padronale – come sono molte nostre aziende – manca proprio la conoscenza, e ritorniamo al punto di prima. Senza questo diventa difficile anche solo pensare a cose nuove: la parte innovativa, da dieci anni a questa parte, passa dall'informatica. Non c'è aspetto innovativo che non usi l'informatica. Se le persone non hanno la conoscenza, è anche difficile che pensino a nuovi mezzi di produzione o a nuovi prodotti. E anche questo è un altro degli aspetti che andrebbe curato», conclude il presidente di Informatici senza frontiere.