17 settembre 2019
Aggiornato 16:00
Tim Berners-Lee a Roma per il ventennale della nascita della Rete

Il padre del web mette in guardia contro il divario digitale

Nel suo intervento alla manifestazione romana «Happybirthday web», Berners-Lee ha spiegato perché consideri l'accesso al web uno dei diritti umani fondamentali. Gli azionisti di LinkedIn venderanno 6,7 milioni di azioni

ROMA - Internet è «un dono di Dio», ha detto il dissidente cinese Liu Xiaobao, premio Nobel per la pace, che proprio al web è ricorso per sfuggire alle maglie del controllo dell'informazione attuato nel suo paese. Lo scienziato inglese Tim Berners-Lee, considerato l'inventore del World Wide Web, preferisce chiamarlo «un diritto dell'uomo». Berners-Lee è a Roma, impegnato nei festeggiamenti per i 20 anni del Web, in un evento intitolato Happybirthday web, insieme con varie personalità mondiali nel modo delle telecomunicazioni, dell'economia e della politica.

Il titolo di «padre del web» gli è dovuto: non soltanto ha inventato il termine «world wide web», ovvero «rete d'interconnessione mondiale», per indicare quello che oggi chiamiamo tutti sbrigativamente «internet» ma fu lui che negli anni Ottanta mise a punto un programma informatico chiamato Enquire destinato a coordinare e scambiare le informazioni e le ricerche fra scienziati accentrati attorno al laboratori del Cern di Ginevra, dove all'epoca Berners-Lee lavorava. Internet esisteva già da qualche anno: era la rete che, a partire dai laboratori del Darpa (istituto di ricerche militari americano) connetteva diversi laboratori negli Usa e nel mondo. In pratica, era un protocollo telefonico: si componeva un «numero» costituito dalla serie di simboli che oggi vanno a indicare una specifica pagina web, e si era connessi con il database del laboratorio cercato. Il 6 agosto del 1991, Berners-Lee inviò un messaggio circolare (una email, diremmo oggi) per far conoscere ai suoi capi e ai referenti l'esistenza del programma che lui aveva scritto e perfezionato per anni. Un piccolo seme, ma da lì è nata la pianta della Rete, che oggi ha radici e foglie negli angoli più sperduti del mondo.

L'accesso al web è un diritto umano fondamentale - Nel suo intervento alla manifestazione romana, Berners-Lee ha spiegato perché consideri l'accesso al web uno dei diritti umani fondamentali (non è il solo: anche l'Ue lo considera alla pari degli altri diritti di base). Viviamo in un mondo nel quale esistono differenze profonde, per ragioni storiche ed economiche. C'è chi in casa ha l'acqua corrente e servizi igienici, ma c'è anche chi deve accontentarsi di un secchio di fanghiglia tratta da un pozzo (quando c'è) e di un buco per terra. Fra le tante differenze che si riscontrano tra i paesi che hanno un tessuto industriale e delle telecomunicazioni più evoluto, c'è il divario digitale: ovvero il maggiore o minore accesso alle forme moderne di comunicazione, e la maggiore o minore velocità con cui le informazioni circolano. E' un divario la cui importanza cresce esponenzialmente, ed è grave perché le telecomunicazioni sono il sistema nervoso di una società: chi sa le cose prima e meglio degli altri ha riflessi più rapidi e può prendere decisioni migliori e più rapide rispetto agli altri. Un gabinetto di decenza è importante, ma può essere sostituito da un buco per terra.

Gli azionisti di LinkedIn venderanno 6,7 milioni di azioni - Gli azionisti di LinkedIn si preparano a una vendita massiccia di titoli. Restituiranno, come riporta il Wall Street Journal, oltre 6,7 milioni di azioni per un valore complessivo di circa 500 milioni di dollari. L'azienda di private equity Bain Capital, in particolare, intende liberarsi completamente della propria quota del social network orientato al mondo del lavoro, pari a 3,7 milioni di azioni.
L'annuncio arriva in vista della scadenza fissata il 20 novembre, quando gli investitori potranno vendere le azioni. La data è stata fissata in occasione dell'offerta pubblica iniziale di maggio, la maggiore dal debutto di Google nel 2004.
LinkedIn ha comunicato nei documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission, la Consob americana, che la vendita delle azioni porterà a un aumento della capitalizzazione e della flessibilità finanziaria dell'azienda.