17 febbraio 2020
Aggiornato 17:30

Bestiame minacciato dal cambiamento climatico

Nel corso dell'ultimo decennio i ruminanti sono stati colpiti da importanti patologie, scatenate dall'aumento della temperatura terrestre

È stato lanciato un allarme relativo al potenziale impatto del surriscaldamento climatico sul bestiame in Europa. In un recente incontro con i membri della Society for General Microbiology (SGM), il professor Mertens dell'Institute for Animal Health (IAH), con sede nel Regno Unito, ha sottolineato che nel corso dell'ultimo decennio i ruminanti sono stati colpiti da importanti patologie, scatenate dall'aumento della temperatura terrestre.

Sono più di due milioni i ruminanti (soprattutto pecore) che sono caduti vittime delle epidemie di febbre catarrale a partire dal 1998; gli esperti ritengono che queste epidemie siano riconducibili al surriscaldamento terrestre. Innescata dal sierotipo del virus della febbre catarrale (BTV-8), l'epidemia ha fatto la sua comparsa in Belgio e nei Paesi Bassi nel 2006, per poi diffondersi in altri paesi europei (come il Regno Unito) l'anno successivo.

Gli esperti pongono l'accento sul fatto che questa epidemia - la prima in assoluto registrata in Europa - non si è rivelata un evento isolato. Crescono intanto le preoccupazioni relative a nuovi virus: per esempio, il virus della peste equina (African horse sickness) che può raggiungere un tasso di mortalità pari al 95% viene trasmessa dagli stessi insetti che diffondono la febbre catarrale.

«Abbiamo osservato epidemie causate da 12 ceppi diversi e da 9 sierotipi distinti del virus della febbre catarrale, giunta in Europa attraverso almeno 4 vie diverse a partire dal 1998» ha spiegato il professor Mertens. «Questo indica che c'è stata una svolta fondamentale nell'andamento della febbre catarrale, associata al cambiamento climatico.»

Lo scorso anno nel Regno unito sono stati vaccinati più di 10 milioni di ovini e bovini contro il virus della febbre catarrale. «Il Regno Unito è stato l'unico paese in Europa che è riuscito a debellare l'epidemia,» ha affermato il professor Mertens. «Tuttavia, sono state diverse le tipologie del virus della febbre catarrale ad arrivare successivamente nei paesi settentrionali dell'Europa andando a costituire una minaccia per il Regno Unito per l'anno in corso e per quelli successivi.»

Sulla base di quanto accaduto negli ultimi anni, l'intera regione è esposta ad ulteriori epidemie del virus della febbre catarrale e di altre patologie trasmesse dagli insetti, ha aggiunto il professore, affermando che questi virus potrebbero colpire anche gli esseri umani.

«Sebbene i vaccini disponibili contro il virus della febbre catarrale nell'Europa settentrionale siano ancora a uno stadio grezzo - poiché sono costituiti da virus inattivati cresciuti in cellule di coltura tissutale - è evidente che possono essere efficaci contro questo virus,» ha detto lo scienziato ai membri dell'Istituto. «Occorrono tuttavia, in tempi brevi, vaccini più avanzati, costituiti dalle subunità delle proteine del virus, come pure test diagnostici in grado di distinguere gli esemplari vaccinati dagli esemplari infetti».

Il Culicoides imicola, moscerino responsabile della diffusione della febbre catarrale, ha recentemente colonizzato la costa settentrionale del Mediterraneo, causando epidemie in queste regioni. È importante notare che vi sono altre specie di insetti, come C. pulicaris o C.obsoletus, che possono contribuire alla diffusione del virus. Queste due specie sono presenti nei paesi dell'Europa centrale e settentrionale.

Gli esperti affermano che l'incremento delle temperature possa innalzare il tasso di infezione e il tasso di replicazione del virus nell'insetto, che sta intensificando la propria attività nell'Europa del Nord.

Istituita nel 1954, la Society for General Microbiology comprende istituti accademici, agenzie governative, centri di ricerca e aziende, provenienti da 60 nazioni diverse.

Per maggiori informazioni, visitare:

Institute for Animal Health:
http://www.iah.bbsrc.ac.uk/

Society for General Microbiology:
http://www.sgm.ac.uk/