14 novembre 2018
Aggiornato 06:30

America alle urne per il midterm: un «referendum» per Trump

Gli Usa sono chiamati alle urne per designare i loro rappresentanti al Congresso, nel corso delle elezioni di metà mandato che hanno tutte le sembianze di un «referendum» su The Donald
Il presidente Usa Donald Trump con il candidato repubblicano dell'Ohio Republican Jim Renacci
Il presidente Usa Donald Trump con il candidato repubblicano dell'Ohio Republican Jim Renacci (David Maxwell | EPA)

WASHINGTON - Un grande giorno per l'America. Gli Stati Uniti sono chiamati alle urne per designare i loro rappresentanti al Congresso, nel corso delle elezioni di metà mandato che hanno tutte le sembianze di un «referendum» su Donald Trump, in un Paese profondamente spaccato. Due anni dopo la serata dell’8 novembre 2016, che tra lo stupore generale portò il miliardario newyorchese alla Casa Bianca, i democratici sognano di ottenere una «vendetta politica» – per lo meno parziale – prima della scadenza naturale del 2020. Malgrado il nome di Donald Trump non appaia su alcuna scheda, sarà nella mente di tutti, tanto dei suoi sostenitori entusiasti come dei più feroci detrattori. Il 70enne presidente ha fatto campagna fino all’ultimo momento, «arringando» le folle ai comizi al grido di «Make America Great Again».

Sicurezza e prosperità
«Sicurezza e prosperità sono in gioco in questa elezione», ha affermato ieri sera il presidente nel suo ultimo meeting a Cap-Girardeau, nel Missouri, dove ad accompagnarlo c’era la figlia Ivanka. «Sta succedendo qualcosa e mi ricorda l’atmosfera di due anni fa», ha aggiunto, indossando l’ormai celebre cravatta rossa. I primi seggi apriranno alle 6 (le 12 italiane) in vari stati della costa orientale americana.

i dem favoriti
In «palio» ci sono i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, un terzo di quelli del Senato, oltre che la carica di governatore in una trentina di stati tra cui Florida e Alaska. I sondaggi danno favoriti i democratici per conquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, mentre i repubblicani dovrebbero mantenere il controllo del Senato. L’incertezza, comunque, resta reale.