24 agosto 2019
Aggiornato 04:00
Dopo l'attacco sugli Champs-Élysées

Francia, 16mila soggetti radicalizzati schedati dai servizi. Ma per controllarli mancano le risorse

A pochi giorni dall'attacco sugli Champs-Élysées e mentre i francesi si preparano ad eleggere il prossimo Presidente, emerge un dato molto inquietante sulla sicurezza

PARIGI - A pochi giorni dall’attacco sugli Champs-Élysées e mentre i francesi si preparano a scoprire chi guiderà il Paese nei prossimi anni, il tema della sicurezza torna ad occupare le prime pagine dei giornali. E non solo perché, in occasione delle consultazioni elettorali, l'allerta èmassima. Soprattutto perché si è subito venuti a sapere che l’attentatore era noto all’antiterrorismo, anche se non era schedato come soggetto ritenuto radicalizzato dalla Dgsi, l’Intelligence interna francese.

Quali errori?
Circostanza che, come abbiamo visto in tanti altri casi precedenti, ha suscitato un mare di critiche. Com'è possibile, ci si chiede, che questo accada in un Paese come la Francia, che ha già più volte conosciuto l'orrore delle stragi terroristiche e in un momento politicamente tanto caldo per il Paese? 

16mila soggetti schedati
La situazione è certamente complessa. Da un lato esistono garanzie democratiche da tutelare; dall'altro, l'opera di monitoraggio non è sempre facile. In questo quadro, però, gli spazi per migliorare sono molto estesi. Anche perché la minaccia è reale: sarebbero infatti 16.000 i soggetti schedati dall'intelligence come «Fichier S», cioè come radicalizzati. Il problema, dunque, può essere anche di risorse: perché, calcolando che occorrono almeno una ventina di effettivi per monitorare un soggetto giorno e notte, gli uomini a disposizione per controllarne 16.000 dovrebbero essere addirittura 300.000. Una cifra chiaramente troppo alta, che costituirebbe per Parigi un costo impossibile da sostenere.