22 ottobre 2019
Aggiornato 19:00
Stati Uniti

Oggi la «fine del mondo» per i seguaci del reverendo Camping

Le teorie sono le più disparate, vedremo se hanno avuto ragione

NEW YORK - Il mondo finisce oggi. Lo sanno bene i figli di Robert e Abby Haddad. Mentre loro stanno ancora cercando di capire un mondo in continua transizione, i genitori hanno smesso d'investire sulle migliorie alla casa e a risparmiare per gli studi universitari dei ragazzi: da oltre due anni sono convinti che il Giorno del Giudizio sia oggi. Abby si è licenziata dal suo precedente lavoro da infermiera per assistere il marito nel divulgare la profezia apocalittica. Lo scorso weekend, la coppia ha costretto i figli a recarsi in un mercato di Manhattan per aiutarli a spargere la notizia.

Ma sono migliaia gli americani che credono alla profezia del reverendo Harold Camping. Secondo loro, chi crede alla profezia sarà accolto in Paradiso in un evento chiamato «ratto salvifico»; mentre i non credenti saranno lasciati sulla Terra e scompariranno col pianeta, cinque mesi più tardi.
Camping, basandosi su complessi calcoli biblici, aveva previsto che, preannunciato da un catastrofico terremoto, il mondo sarebbe finito a mezzanotte, ora di Gerusalemme, del 21 maggio del 2011 ovvero alle 5 di ieri (le 23 ora italiana). Secondo il reverendo, il giorno del giudizio sarebbe giunto esattamente 7.000 anni dopo il Diluvio Universale.

Courtney Campbell, professore di religione e cultura all'università di Oregon State dice che i movimenti apocalittici sono spesso legati a date significative (come il primo gennaio 2000) o a tempi di gravi tensioni sociali. «In definitiva, stiamo cercando delle risposte certe in un momento di gravi turbamenti sociali, politici ed economici», ha detto Campbell.
Ma c'è chi, come Steve Wohlberg - autore di più di venti libri scritti sulla fine del mondo - dubita della correttezza dei calcoli di Camping. D'altronde, il reverendo aveva già annunciato l'Apocalisse nel 1992, prevedendo che il «ratto salvifico» sarebbe avvenuto nel 1994. E sappiamo tutti come finì in quell'occasione.