12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Esteri

«Dictator hunter», l'uomo che trova i tesori dei dittatori

Ha recuperato i milioni rubati da Abacha, ingaggiato anche per Haiti

ROMA - La sua storia meriterebbe un film, magari con George Clooney nel ruolo principale, un libro, o entrambe le cose. Il protagonista è un uomo che crede in Dio ed è appassionato di buona cucina (come Pepe Carvahlo) e arte, ma soprattutto del suo lavoro, ovvero: dare la caccia a ex dittatori «cleptocrati», che hanno saccheggiato i beni del loro paese, come il generale Sani Abacha, presidente della Nigeria dal '93 al '98, ritenuto il quarto più corrotto politico della storia mondiale, portandoli in Svizzera. Ma l'avvocato elvetico Enrico Monfrini, figlio di un diplomatico trasferito in Gabon e Costa d'Avorio, potrebbe a breve occuparsi del patrimonio personale, stimato in 45 miliardi di dollari, dell'ex presidente egiziano Hosni Mubarak o delle fortune di altri despoti da poco decaduti.

Il generale Abacha è morto nel '98 (si dice per un infarto, ma secondo altri è stato avvelenato). Sua moglie è stata poco dopo arrestata mentre tentava di fuggire dal paese con due borse piene di soldi, una cifra ridicola in confronto alle somme che l'ex marito depredava quotidianamente. Abacha si sarebbe intascato 3 miliardi di dollari, soprattutto chiedendo tangenti del 40% sul valore di qualsiasi contratto governativo che superasse i 50mila dollari e poi «rapinando» la Banca centrale della Nigeria. Monfrini - la cui storia è raccontata dal quotidiano britannico The Times - entra in scena nel 1999, contattato da un consulente dell'allora presidente nigeriano Olusegan Obasanjo, e sette anni dopo, nel 2006, riesce non solo a rintracciare in Svizzera (passando prima per Lussemburgo, Lichtenstein, Jersey e la Gran Bretagna) più della metà di miliardi perduti di Abacha, ma anche a cominciare il processo di restituzione al paese africano (fino ad oggi 1,3 miliardi di dollari) sotto il controllo della Banca Mondiale.

Negli anni il 66enne legale padre di sette figli si è fatto un nome nell'ambiente politico-economico mondiale, tanto da essere soprannominato il «Dictator Hunter» (Cacciatore di dittatori). Anche il Kenya si è rivolto a lui per tentare di recuperare i milioni di dollari che l'ex presidente Daniel Arap Moi avrebbe rubato e nascosto all'estero, ma l'operazione di recupero non è mai partita. L'avvocato non si occupa solo di Africa, continente che ama tantissimo, la sua competenza è stata richiesta anche ad Haiti, dove l'ex dittatore Jean Claude «Baby Doc» Duvalier e sua moglie Michele Bennett avrebbero arraffato milioni di dollari, lasciando l'isola a un livello di povertà e squallore senza paragoni in America. Milioni che la Svizzera intende restituire.

Il paese elvetico nel frattempo è tra i primi a congelare i bottini dei dittatori: all'inizio del mese Berna ha bloccato i beni appartenenti non solo a Mubarak, ma anche all'ex presidente tunisino Zine al Abidine Ben Ali, e quelli di Laureng Gbagbo, il despota della Costa d'Avorio. Il primo febbraio, inoltre, è stata approvata una legge che permette al governo di toccare con più facilità dei fondi sospetti, che si pensa appartengano a dittatori e alle loro famiglie, chiamata «Lex Duvalier», in «omaggio» all'ex dittatore haitiano, senza dover aspettare una condanna nei tribunali dei rispettivi paesi.