29 agosto 2025
Aggiornato 05:30
Cile

Soltanto due minatori ancora in ospedale

Uno ha problemi ai denti, l'altro soffre di vertigini e nausee. Lo ha dichiarato Paola Neumann, responsabile Sanità della regione di Atacama

SAN JOSE - La quasi totalità dei 33 minatori riportati in superficie dopo aver trascorso 69 giorni intrappolato sotto terra in Cile è stata dimessa dall'ospedale ed è tornata nella sua abitazione. Il primo passo per voltare pagine dopo una prova incredibile e durissima, su cui a quanto sembra il governo intende organizzare una mostra. Solo due minatori, dei quali non è stata rivelata l'identità, restano sotto osservazione medica, trasferiti in un'altra struttura: uno ha problemi ai denti, l'altro soffre ancora di vertigini e nausee. Lo ha dichiarato Paola Neumann, responsabile Sanità della regione di Atacama.

«Hanno tutti ricevuto l'autorizzazione alle dimissioni, tranne due che sono trasferiti nella struttura dell'Associazione di sicurezza cilena», ha dichiarato Neumann alla stampa. I ventotto minatori usciti ieri sono riusciti a schivare i giornalisti, che continuano a «pattugliare» i dintorni dell'ospedale di Copiapo (nord) nella speranza d' ottenere rivelazioni sulla loro sopravvivenza a oltre 600 metri di profondità nella miniera San José, vicenda che ha catturato l'interesse di tutto il mondo.

I minatori sono usciti nel pomeriggio in modo discreto e sparso a bordo di veicoli, senza essere notati dai giornalisti, a eccezione di un convoglio di molte automobili a fine giornata. I minatori non hanno rilasciato dichiarazioni.

Un giorno prima, giovedì sera, i primi tre minatori ritenuti in condizioni fisiche migliori - i cileni Juan Illanes e Edison Pena, insieme al boliviano Carlos Mamani - avevano ricevuto il via libera per lasciare l'ospedale e tornare dalle loro famiglie. Sono stati accolti da eroi, ma anche inseguiti fino all'uscio di casa dai giornalisti.

«Ho bisogno di restare solo, tranquillo», ha spiegato rincasando ai giornalisti Juan Illanes, 52 anni. Nelle testimonianze raccolte, i minatori sono tornati spesso sul periodo più duro: i diciassette giorni dopo la frana del 5 agosto che li ha rinchiusi sul fondo della miniera, mentre una sonda li cercava invano. «I primi 17 giorni sono stati un incubo. In seguito, tutto è cambiato», una volta localizzati e rifocillati, ha indicato Illanes. Che ora deve ricostruire la sua vita. «Se non avrò altra soluzione, continuerò a lavorare come minatore. Ma se posso vivere in altro modo, cambierò lavoro. E' troppo duro», ha ammesso. Per ora, dopo essere scampato alla morte ha voglia di «realizzare un sogno: andare a Miami».

Il governo cileno ha iniziato a gestire la ripercussione mondiale dell'epopea dei 33. La navicella Phenix, utilizzata per riportare in superficie i minatori durante il salvataggio protrattosi per 22 ore, e gli oggetti utilizzati durante i 69 giorni sotto terra, saranno esposti all'estero e quindi riportati in Cile dove diversi musei se li contendono.

Lo stesso presidente Sebastian Pinera constaterà l'impatto della vicenda in Europa nei prossimi giorni. Ieri sera ha lasciato il Cile per un tour in Gran Bretagna, in Francia e in Germania, il cui programma è stato messo sottosopra da richieste di incontri e interviste legate all'epopea dei 33 minatori. I loro nomi sono ormai famosi in Cile e sono stati inondati da richieste di interviste della stampa internazionale; alcuni mass media offrono anche soldi in cambio, a volte fino a 50mila dollari, per le loro testimonianze. La solidarietà nata sul fondo della miniera sembra però reggere. «Hanno spiegato alle autorità che intendevano creare una fondazione», ha dichiarato Omar Reygadas, figlio di uno di loro, «Se devono percepire qualcosa, la percepiranno tutti e 33 insieme».