13 novembre 2019
Aggiornato 23:30
Immigrazione

Corte Suprema USA: sentenza contro la deportazioni degli immigrati

Sbagliata la deportazione immediata per accumulo di reati minori

NEW YORK - Negli ultimi anni, migliaia di immigrati sono stati deportati dagli Stati Uniti senza la possibilità di difendersi in tribunale perché incriminati più volte per reati minori, e quindi con una motivazione di crimine aggravato. Ma a giugno una sentenza della Corte Suprema ha dichiarato tale pratica sbagliata. Infatti, alcuni tribunali, se consultati, potrebbero giudicare che due condanne minori non risultino automaticamente in una aggravata, motivo sufficiente per effettuare una deportazione in direttissima, cioè senza possibilità d'appello. Ciò non aiuta però le migliaia di persone già deportate, che non possono impugnare la decisione perché fuori dal territorio degli Stati Uniti.

«La Corte Suprema ha chiarito che l'interpretazione dei crimini punibili con la deportazione del governo è stata sbagliata per anni», ha detto al New York Times Daniel Kanstroom, professore di legge al Boston College, riferendosi all'interpretazione secondo la quale l'accumulo di crimini minori giustificherebbero la deportazione in via diretta, cioè senza possibilità d'appello legale . «E quel che è peggio è che il sistema giuridico non ha ancora sviluppato un meccanismo che ovvii all'ingiustizia subita da parte di migliaia di persone deportate erroneamente».

Vincenzo Donnoli aveva nove anni quando la sua famiglia immigrò regolarmente a Brooklyn. Ha passato tutta la sua vita qui: ha studiato, si è sposato e ora ha cinque figli. Prima nel 1988 e poi nel 2006, viene condannato per possesso di piccoli quantitativi di cocaina. I casi si risolvono senza incarcerazione. Ma l'anno scorso le autorità dell'immigrazione, agendo retroattivamente, hanno sommato i due crimini, e con la motivazione di crimine aggravato lo hanno deportato nel suo paese di origine, l'Italia, vietandogli per sempre di tornare negli Stati Uniti. A Donnoli non è stata data la possibilità di fare ricorso alla decisione. Oggi, a 51 anni, è costretto a vivere in Italia separato dalla famiglia, senza la possibilità di appellarsi alla decisione della Corte suprema perché fuori dal territorio degli Stati Uniti.

La decisione della Corte suprema ha dato la possibilità d'appello nei casi di deportazione ancora non eseguiti, ma l'amministrazione Obama, che intende deportare un record di 400,000 immigrati quest'anno, non sembra aperta a discutere un'azione legale per fare rientrare le migliaia di persone ingiustamente deportate negli ultimi anni.