13 novembre 2019
Aggiornato 19:00
5 mesi dopo il golpe

In Honduras domenica si vota per il nuovo presidente

Il favorito è Lobo, del partito nazionale, il suo rivale Santos

TEGUCIGALPA - L'Honduras elegge domenica un nuovo presidente, cinque mesi dopo il golpe che ha rovesciato Manuel Zelaya. Elezioni contestate, ma nelle quali i golpisti vedono una soluzione alla crisi politica che paralizza il paese centroamericano, ancora oggi senza capo di Stato.

Zelaya è sempre rifugiato all'ambasciata del Brasile a Tegucigalpa. L'edificio è circondato dall'esercito, mentre colui che è stato scelto al suo posto, Roberto Micheletti, si è ritirato dal potere fino al 2 dicembre, fino al dopo elezioni. Nessuno dei due uomini, che appartengono al Partito liberale (destra), possono presentarsi alla tornata elettorale, secondo la Costituzione.

Il favorito per le elezioni del 29 novembre si chiama Porfirio Lobo, del Partito nazionale (destra, opposizione), che ha invitato alla «riconciliazione». Il suo principale rivale, Elvin Santos, proviene dal Partito liberale.

I golpisti vorrebbero che l'elezione permettesse di voltare pagina sulla crisi scoppiata dal colpo di Stato militare del 28 giugno, che ha spinto il paese sull'orlo del fallimento economico. Dopo il Putsch, Stati Uniti e Unione europea hanno sospeso più di 120 milioni di dollari a sostegno dell'Honduras e diverse organizzazioni internazionali hanno congelato i loro crediti.

Le elezioni godono del sostegno degli Stati Uniti, partner storico dell'Honduras, ma non sono viste con favore dall'America latina, un'area del continente che non conosce colpi di Stato di questo tipo dalla fine della guerra fredda. Brasile e Argentina hanno già fatto sapere che non riconosceranno i risultati se Zelaya non sarà ristabilito nelle sue funzioni.

Il Congresso honduregno dovrà pronunciarsi il 2 dicembre sull'eventuale ritorno al potere di Zelaya, che ha invitato a boicottare il voto, fino alla fine del suo mandato, il 27 gennaio. Zelaya è stato rovesciato da un colpo di Stato, condannato dalla Comunità internazionale, il giorno in cui aveva tentato, contro il parere della Corte suprema, di organizzare un referendum per riformare la Costituzione, che impedisce a un presidente di correre per un secondo mandato.

Ciò che è certo è che le presidenziali si svolgeranno in un'atmosfera tesa e sotto massima sicurezza. La polizia e l'esercito hanno dispiegato 30mila uomini nel paese e dichiarato il sequestro delle armi in circolazione, in un paese dove il tasso di omicidi, 58 per 100mila abitanti, è tra i più elevati al mondo.

Il «Fronte nazionale di Resitenza al colpo di Stato», che unisce sindacati, organizzazioni di contadini e di donne, ha invitato al boicottaggio pacifico del voto: «Restate a casa», ha detto uno dei suoi leader, Juan Barahona, che vuole evitare ogni repressione.

Circa 4,5 milioni di honduregni sono chiamati a votare alle presidenziali che si svolgeranno assieme alle legislative e alle comunali. La data del 29 novembre era stata fissata prima del golpe. Le urne si apriranno alle 14 italiane di domenica, per chiudersi alle 2 di lunedì in Italia.