13 novembre 2019
Aggiornato 23:00
Esteri. Golpe Honduras

Honduras: Zelaya e Micheletti pronti a dialogare

Due persone sono morte negli scontri tra dimostranti e polizia durante le manifestazioni dei sostenitori di Zelaya

TEGUCIGALPA - Il presidente deposto dell'Honduras Manuel Zelaya e colui che lo ha rovesciato con un colpo di Stato il 28 giugno, Roberto Micheletti, hanno dichiarato di essere pronti a «dialogare», ma troppo tardi per impedire la morte di due uomini nei disordini che sono avvenuti nella capitale.
Le due vittime sono state ferite a morte durante le manifestazioni dei sostenitori di Zelaya e negli scontri con la polizia e l'esercito dopo il ritorno, lunedì sera, di Zelaya, assediato nell'ambasciata del Brasile.

L'Onu, che spinge al dialogo insieme alla comunità internazionale, ha dato un avvertimento ulteriore a Micheletti sospendendo l'assistenza tecnica elettorale in Honduras, a due mesi dalle elezioni presidenziali previste il 29 novembre.

Micheletti aveva dato un primo segnale d'apertura martedì sera dicendosi pronto a «dialogare» con Zelaya, «purchè egli accetti esplicitamente le elezioni presidenziali» previste il 29 novembre. Una apertura che è tuttavia limitata, poichè il presidente deposto è tuttora assediato nell'ambasciata del Brasile a Tegucigalpa, dove - ha detto all'Afp - si sente «come in prigione», soffrendo in particolare della mancanza di viveri insieme a un centinaio di persone rimaste con lui.

Micheletti ha detto anche di escludere qualsiasi intenzione di forzare l'ingresso dell'ambasciata. Dall'interno dei locali, Zelaya ha risposto ieri, in una conversazione telefonica con l'Afp, che desidera «dialogare di persona» con il suo rivale.

La proposta di Micheletti implica tuttavia il mantenimento del mandato d'arresto contro Zelaya per «alto tradimento» e l'impossibilità per il presidente deposto di presentarsi candidato alle elezioni presidenziali.

Il colpo di stato del 28 giugno, condannato dalla comunità internazionale, era avvenuto mentre Zelaya preparava una consultazione popolare per poter ottenere un secondo mandato presidenziale, ciò che è vietato dalla Costituzione honduregna.

Micheletti ha dato un altro segnale di buona volontà allentando il blocco dell'ambasciata del Brasile: 200 dei suoi occupanti, tra cui molti sostenitori di Zelaya che vi si erano rifugiati martedì dopo le cariche della polizia e dell'esercito, hanno potuto uscire senza essere arrestati, secondo il presidente deposto.

Acqua potabile e elettricità sono state riattivate nell'ambasciata, ma gli occupanti continuano a soffrire di mancanza di cibo e di oggetti di igiene personale. Il coprifuoco è stato sospeso per diverse ore ieri, prima di essere ristabilito sine die. Nel frattempo, una manifestazione di circa diecimila sostenitori di Zelaya ha percorso le strade di Tegucigalpa, secondo le stime dei giornalisti dell'Afp.

Il governo provvisorio, confermando una proposta di Micheletti, ha invitato un gruppo rappresentativo dei ministri degli esteri dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa) per una missione di buoni uffici, ha detto un portavoce del dipartimento di Stato a Washington, Ian Kelly. «Potrebbe farsi la settimana prossima» ha suggerito Micheletti.