19 novembre 2019
Aggiornato 13:30
Golpe Honduras

Esercito spiana strada per rientro presidente Zelaya

A determinate condizioni: ribadire la sua «subordinazione all'autorità civile» e il rispetto della Costituzione

TEGUCIGALPA - L'esercito honduregno assume toni più concilianti nei confronti del deposto presidente Manuel Zelaya e dice di essere pronto a sostenere il piano del presidente costaricano Oscar Arias per risolvere la crisi e che prevede il rientro di Zelaya a determinate condizioni.

COMUNICATO - Con un comunicato su un sito internet, ripreso stamane dall'edizione online del quotidiano spagnolo El Pais, l'esercito ribadisce la sua «subordinazione all'autorità civile» e il rispetto della Costituzione. Intanto, il governo de facto guidato da Roberto Micheletti, ha sottoposto la proposta di Arias alle differenti istituzioni del paese.

INCONTRO ZELAYA-CLINTON - I media latinoamericani hanno parlato nel fine settimana di un possibile incontro tra Zelaya e il segretario di Stato americano Hillary Clinton, che aveva definito «imprudente» il suo tentativo di rientrare nel Paese, ma il capo di Stato di Honduras ha detto di non aver ricevuto «nessun invito», mentre ha dichiarato di non aver ancora deciso se accettare una convocazione da parte dell’Osa (Organizzazione degli Stati americani) a Washington, sostenendo che sta organizzando «la resistenza» e che tutto viene pianificato «giorno per giorno».

DELEGAZIONE USA INCONTRA MICHELETTI - A Tegucigalpa è inoltre arrivata una delegazione di parlamentari repubblicani statunitensi, che si è riunita con il presidente de facto Roberto Micheletti, con lo stesso Lopez e la sua vice Martha Alvarado. La delegazione ha poi incontrato i vertici della Corte suprema e oggi dovrebbe fare lo stesso con alcuni rappresentanti del Congresso, imprenditori e rappresentanti delle parti sociali. Si tratta della prima visita di rappresentanti stranieri al governo di Micheletti, che non è stato riconosciuto da nessun membro della comunità internazionale.

DEPOSTO IL 28 GIUGNO - Il presidente deposto Zelaya, arrestato dall'esercito il 28 giugno e trasferito manu militari in Costarica, si trova da due giorni alla frontiera tra il suo Paese e il Nicaragua e chiede agli Stati uniti un atteggiamento più chiaro ed energico nei confronti del governo golpista.