20 settembre 2019
Aggiornato 10:00
Disordini Xinjiang

Pechino: no a ingerenza ONU auspicata da Turchia

«Siamo già intervenuti in ambito legge»

PECHINO - La Cina ha bocciato un eventuale intervento del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla situazione nello Xinjiang, auspicato ieri dal Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan.

La situazione nello Xinjiang, nel nord ovest della Cina dove solo domenica sono morte 156 persone in scontri interetnici fra uiguri, etnia minoritaria di fede musulmana e turcofona, «è una questione assolutamente interna della Cina», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Qin Gang. «Non vi è alcuna ragione di chiamare in causa il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite», ha aggiunto, sottolineando che il governo cinese ha già adottato delle «misure forti sulla base della legge».

Erdogan ieri aveva esortato le autorità cinesi alla moderazione esprimendo «grande preoccupazione e sgomento» per i fatti in corso nello Xinjiang e per «i fratelli uiguri che vivono in Turchia». Il premier turco aveva anche detto che la Turchia avrebbe chiesto che la questione fosse affrontata in sede Onu. «Abbiamo rapporti fraterni con il popolo uiguro e abbiamo a cuore la loro sorte», aveva aggiunto.

Lo Xinjiang è una regione particolarmente cara ad Ankara perché gli uiguri, di stirpe turca parlano una lingua che è una variante dell'antico ottomano. In altre parole, hanno un posto d'onore nella grande nazione panturca, per la quale Ankara ha da sempre un occhio di riguardo. Attaccare loro è come attaccare un turco.