20 novembre 2019
Aggiornato 20:00

Colpo di stato in Honduras, il presidente condotto in Costa Rica

Manuel Zelaya: «Sono stato tradito dall'elite militare»

TEGUCIGALPA - Il presidente dell'Honduras, Manuel Zelaya, arrestato stamane all'alba dai militari nella sua abitazione di Tegucigalpa, denuncia un «colpo di stato». Il capo di stato aveva organizzato per oggi un referendum, osteggiato dall'esercito, dalla Corte suprema e dal parlamento, che gli avrebbe potuto permettere di candidarsi per un secondo mandato.

Zelaya è stato «condotto con la forza» nel vicino Costa Rica, da dove lui stesso, in un lungo intervento televisivo sulla rete latinoamericana Telesur, ha denunciato un «colpo di stato e un sequestro». «Sono a San José, in Costa Rica. Sono vittima di un sequestro da parte dei militari honduregni (...) Sono stato tradito dall'elite militare», ha dichiarato Zelaya alla tv Telesur con sede a Caracas.

Secondo il suo segretario personale, Carlos Enrique Reina, Zelaya sarebbe stato arrestato dai militari che lo hanno portato in una base dell'aviazione alla periferia di Tegucigalpa. Intanto colonne di blindati percorrevano le strade della capitale dove si erano schierati decine di soldati attorno al palazzo presidenziale.

Un centinaio di sostenitori del presidente, molti dei quali indossavano una T-shirt con la scritta «sì» al referendum», hanno bloccato il viale principale che porta al palazzo presidenziale, gettando pietre sui soldati e gridando «traditori, traditori».

Eletto nel novembre 2005, Manuel Zelaya aveva deciso di confermare per oggi un referendum consultivo e non vincolante, nonostante la Corte suprema l'avesse dichiarato illegale. Il capo di stato chiedeva alla popolazione di pronunciarsi su un'eventuale modifica costituzionale che gli avrebbe permesso di ricandidarsi a novembre. Il presidente venezuelano Hugo Chavez e l'ex leader cubano Fidel Castro gli hanno espresso il loro sostegno.

Da Washington, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si è detto «profondamente preoccupato» per l'arresto del presidente Zelaya. La Casa Bianca ha invitato «tutti gli attori politici e sociali in Honduras a rispettare le norme democratiche». Zelaya, nel suo discorso televisivo, si è appellato direttamente ad Obama, per chiedergli di precisare «se si trovasse dietro a tutto ciò». «Se (Washington) non dà il suo sostegno a questo colpo di stato, allora può impedire questo attacco contro il nostro popolo e la nostra democrazia», ha ammonito Zelaya.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha espresso «grande preoccupazione» per gli avvenimenti accaduti in Honduras che hanno condotto alla destituzione del presidente Manuel Zelaya. Il titolare della Farnesina ha parlato di una «grave violazione della legalità e delle regole democratiche» e auspicato «vivamente che la comunità internazionale nel suo insieme continui a seguire la situazione in Honduras per il ristabilimento della legalità».

Anche l'Unione europea ha condannato l'arresto di Manuel Zelaya e ha chiesto il suo rilascio «immediato». «L'Ue condanna fermamente l'arresto del presidente costituzionale della repubblica dell'Honduras da parte delle forze armate», ha dichiarato alla stampa il ministro degli Esteri ceco, Jan Kohout.

«Questo atto rappresenta una violazione inaccettabile dell'ordine costituzionale in Honduras. L'Ue chiede il rilascio immediato del presidente e un ritorno rapido alla normalità costituzionale», ha aggiunto.