12 marzo 2026
Aggiornato 11:39

Elezioni in India: migliaia di soldati mobilitati per sicurezza

Oggi attacco maoisti nel Bihar, un soldati ferito

NUOVA DELHI - Migliaia di soldati sono stati mobilitati in tutta l'India alla vigilia delle elezioni per scegliere il nuovo parlamento del paese; sarà la prima di cinque giornate di voto in un mese che porteranno alle urne circa 714 milioni di elettori. Le preoccupazioni per la sicurezza sono vive e molteplici. Oggi, un gruppo di ribelli maoisti ha attaccato un campo paramilitare creato per le elezioni nello Stato orientale del Bihar, ferendo un soldato. Nel Bihar si vota domani.

Poliziotti e paramilitari sono dispiegati nel sud nello Stato di Andhra Pradesh, dove si vota per il parlamento federale e per i rappresentanti locali: «abbiamo preso ogni precauzione, adesso i cittadini vadano a votare» ha detto il direttore generale della polizia A.K. Mohanty nella capitale Hyderabad. Migliaia di soldati anche al nord nello Stato di Uttar Pradesh, che detiene il maggior numero di seggi nel parlamento federale. I ribelli maoisti sono attivi anche in questo Stato come pure nell'Andhra Pradesh.

Oltre ai gruppi ribelli a preoccupare è il rischio di attentati estremisti dopo il raid di Mumbai di fine novembre; proprio oggi si è aperto il processo contro Mohammed Ajmal Amir Iman, 21enne pachistano unico sopravvissuto del commando terroristico che il 26 novembre scorso e per i due giorni successivi seminò il panico e provocò la morte di 174 persone nella seconda città e capitale finanziaria dell'India. Il paese conta oltre 1,2 miliardi di abitanti e lo scaglionamento del voto è indispensabile anche per motivi logistici. Le urne elettroniche sono oltre 1,3 milioni suddivise in 828.804 seggi elettorali. I risultati sono attesi per il 16 maggio.

Secondo i sondaggi, nè il Partito del Congresso attualmente al governo nè il partito nazionalista indu Bharatiya Janata Party otterrà la maggioranza assoluta dei 543 seggi della Camera necessaria per guidare il paese; chiunque vinca dovrà governare in coalizione con i partiti minori, una dozzina per lo più legati a tematiche regionali.