19 maggio 2024
Aggiornato 14:00
Primo bilancio sugli interventi del Governo

“Social card e bonus famiglia in Liguria”

Si è svolta questa mattina presso la sede della lega dello SPI Cgil in via Edilio Raggio a Genova, la conferenza stampa indetta dal Sindacato Pensionati Italiani della Liguria

GENOVA - Si è svolta questa mattina presso la sede della lega dello SPI Cgil in via Edilio Raggio a Genova, la conferenza stampa indetta dal Sindacato Pensionati Italiani della Liguria per fornire un primo bilancio su Social card e bonus famiglia nella nostra regione.
Al centro dell’incontro, valutazioni e proposte dello SPI Cgil alla luce dei dati raccolti in merito a questi due provvedimenti governativi. Durante l’incontro – al quale erano presenti Angelo Fiorini della segreteria integrata Genova e Liguria responsabile Lega SPI Tigullio, Sergio Parola Segretario Generale SPI Genova, Anna Giacobbe Segretaria Generale SPI Liguria – è emerso quanto segue:

Il Governo ha adottato alla fine dello scorso anno due provvedimenti: uno riguardante l’istituzione della social card - un contributo per gli acquisti di 40 euro mensili valida per gli ultimi tre mesi del 2008 e per tutto il 2009 (ma salvo esaurimento dei finanziamenti..) e che può essere utilizzato dagli anziani con redditi bassissimi – e l’altro relativo al bonus una tantum per le famiglie che, per gli anziani, riguarda sostanzialmente i pensionati soli con redditi annui inferiori ai 15.000 euro e le coppie con reddito inferiore a 17.000. (valore del bonus, rispettivamente, 200 e 300 euro).

Per il Sindacato Pensionati della Cgil il giudizio sulla social card è stato molto netto da subito; non si sottovaluta che anche 40 euro sono comunque qualcosa per chi ha quasi nulla; ma, se la carità può essere considerata una virtù delle persone, la carità non compete certo allo Stato: lo Stato deve garantire dei diritti ai propri cittadini e deve farlo senza creare illusioni.

Un primo bilancio dell’esperienza social card nella nostra regione conferma le critiche al provvedimento.
In Liguria sono state inviate 40.000 lettere a persone che in teoria avrebbero potuto avere il diritto alla social card; la lettera conteneva già il modulo per la richiesta: ciò ha creato una larga aspettativa che si è poi rivelata vana per più di quattro persone su cinque. Infatti: le carte distribuite al 31/12/08 erano 9.004 di cui solo 6.820 erano effettivamente caricate.
Ben 2.200 persone in Liguria si sono trovate potenzialmente nella condizione di arrivare ad una cassa di supermercato con la spesa fatta e la Card vuota. Una evidente umiliazione.
Soprattutto si è persa una buona occasione per affrontare un tema reale e sempre più evidente, quello della povertà, che riguarda ormai non solo i disoccupati, gli esclusi, ma tanti lavoratori poveri e un numero crescente di anziani.
L’indagine ISTAT del novembre 2008, evidenzia come sotto tale aspetto la Liguria registri una situazione molto preoccupante. In termini di spesa media mensile per persona, infatti, la nostra regione presenta dati più negativi rispetto alle regioni sia del Centro che del Nord.
Le persone che dichiarano una spesa per consumi al di sotto di quella che viene definita «soglia di povertà» (calcolata pari a 986,00 euro pro capite) risultano essere il 9,5% dei residenti liguri (oltre 150.000 persone, di cui la maggioranza donne) contro un’incidenza del 5,5% rilevata nelle regioni del Nord e del 6,4% nelle regioni del Centro.
La percentuale di poveri in Liguria calcolata dall’ISTAT risulta prossima al valore medio nazionale (11,1%) che pure risente dell’incidenza molto elevata del fenomeno nelle regioni del Sud.
Da notare che tale percentuale è sensibilmente cresciuta nell’arco di un solo anno passando dal 6,1% del 2006 al 9,5% del 2007 (ultimo dato disponibile).

Nel frattempo si è avviata la campagna per la richiesta del bonus familiare, che , si ricorda, è corrisposto solo a richiesta: essendo in corso la raccolta delle domande non è ancora possibile fare un bilancio definitivo. Ciò che emerge però è, anche per il bonus, una assoluta superficialità nel definire modalità che consentano la effettiva corresponsione degli importi dovuti, che si sottolinea sono erogati «una tantum».
Infatti le domande, consegnate in forma cartacea vengono conservate e non «lavorate» dagli uffici dell’Inps, non essendo a tutt’oggi prevista la forma dell’invio telematico. Questo problema, se non rapidamente risolto, non consentirà di corrispondere gli importi dovuti alla scadenza prevista.

I dati che abbiamo e che riportiamo in allegato, si riferiscono alle persone che si sono rivolte alla CGIL per essere aiutate a compilare la domanda.

Le proposte dello SPI Cgil. Da tempo lo SPI chiede che gli aiuti ai lavoratori dipendenti e ai pensionati non avvengano per spot ma siano interventi strutturali: solo riducendo le tasse e aumentando le detrazioni sarà possibile affrontare le difficoltà che l’attuale situazione di crisi ha pesantemente accentuato, ma che già erano presenti; per i pensionati inoltre chiediamo che sia progressivamente estesa ai redditi superiori ai 650 euro al mese la cosiddetta «quattordicesima», istituita per le pensioni più basse con l’accordo del luglio 2007 tra Governo Prodi e parti sociali, e che sia applicata anche la parte di accordo, divenuta provvedimento del Ministro del Lavoro nel dicembre 2007, che prevede un confronto tra Governo e sindacati per verificare come sostenere i redditi da pensione. Su questi obiettivi come Cgil e come Sindacato dei Pensionati ci si continuerà a battere, a partire dalla manifestazione nazionale dello Spi che si svolgerà a Roma il prossimo 5 marzo 2009.