23 settembre 2018
Aggiornato 00:00
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Aquarius, card. Parolin: Italia non perda sensibilità ... -2-

Città del Vaticano, 14 giu. - "Mentre le consultazioni per l'adozione, da parte delle Nazioni Unite, di un patto mondiale sui rifugiati sono in corso a Ginevra, in questa occasione si è voluto concentrare l'attenzione sul processo di negoziazione parallelo, attualmente in corso a New York, per l'adozione, sotto l'egida delle Nazioni Unite, di un 'Patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare', che ha come co-facilitatori i capi delle missioni permanenti del Messico e della Svizzera", ha spiegato il cardinale Parolin intervenendo questa mattina al colloquio organizzato in Vaticano dalla Santa Sede e dal Messico sulle migrazioni internazionali. "Si tratta di un compito difficile, considerando che il clima internazionale è oggettivamente cambiato rispetto al 2016, a causa della mancanza di disponibilità di molti paesi a conciliare le giuste esigenze della sovranità nazionale con l'urgente bisogno di rispondere a livello mondiale alle ragioni di chi è costretto ad abbandonare il proprio paese a causa di guerre, violazioni dei diritti umani, catastrofi naturali o per condizioni di povertà estrema. Cresce tuttavia la tendenza ad adottare agende politiche che si oppongono all'arrivo di migranti addirittura prima che venga stabilito il loro diritto alla protezione. D'altro canto, la questione migratoria richiede, da parte degli Stati, un forte impegno politico e umanitario per mantenere gli obblighi accettati a livello internazionale".

"E' pertanto indispensabile - ha rimarcato Parolin - che gli Stati contino sull'appoggio di un sistema multilaterale, che oggi occorre rafforzare e rivedere, per accompagnare ciò che la Chiesa definirebbe come 'i segni dei tempi' e per affrontare in modo efficace e adeguato le sfide della nostra epoca. Se una certa sfiducia tra i membri della famiglia delle nazioni provoca facilmente la ricerca di chiusure all'interno dei confini nazionali e di politiche basate unicamente sulla gestione delle emergenze, c'è tuttavia una dimensione di umanità che nessuno si può permettere di ignorare".

Per il Segretario di Stato vaticano, è "indispensabile che la cooperazione internazionale difenda il diritto di ognuno a restare nella propria terra. Quando ciò non è possibile, la collaborazione tra gli Stati è più che mai necessaria durante tutto il processo migratorio. Di fatto, se lo status dei migranti incide sulle loro possibilità di sollecitare una migliore protezione e servizi specifici, c'è però un'assistenza di base a cui tutti hanno diritto, fondata sul rispetto dei loro diritti umani e libertà fondamentali. Ciò riguarda l'accesso ai servizi sociali elementari (come sanità, educazione, giustizia e alloggio adeguato) e coinvolge, sebbene in modo diverso, tutti i paesi interessati, siano essi di transito, di arrivo e di rimpatrio".