21 ottobre 2018
Aggiornato 13:00
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##M5S e Lega chiudono programma, ma sul premier si tratta ancora

Chiuso il tavolo di lavoro, atteso vertice Di Maio-Salvini
(© Askanews)

Roma, 16 mag. - Se le dichiarazioni pubbliche hanno un valore, oggi è il giorno del riavvicinamento definitivo fra Movimento 5 stelle e Lega. Con un denominatore comune: gli attacchi esterni, a voce da qualche autorità europea, per via indiretta con le tensioni concentrate sull'Italia sui mercati finanziari, rafforzano la coesione fra i due potenziali contraenti del patto di governo. Con un programma ancora in bozza ma "quasi" chiuso, parole del segretario della Lega Matteo Salvini. "Siamo quasi arrivati alla fine, ma sulle soluzioni dei nodi ci stiamo ancora lavorando", gli fa eco il leader M5S Luigi Di Maio che parla di "questione di ore" e annuncia il conseguente "voto on line" degli attivisti.

"Oggi termina il lavoro del tavolo. Restano 2/3 punti in sospeso. Saranno discussi dai due leader", certifica Danilo Toninelli per i 5 stelle. In effetti il tavolo di lavoro sul testo del programma si conclude poco dopo le 18 e in queste ore è dato per "probabile" un nuovo vertice fra il leader del Carroccio e il suo omologo a 5 stelle.

In mattinata i due rispondono quasi in coro alle critiche e agli avvertimenti piovuti da Bruxelles e non solo all'indirizzo dell'Italia. "Il Financial Times dice arrivano i barbari a Roma, meglio barbari che servi, meglio barbari che servi che svendono la dignità, le aziende e i confini dell'Italia", tuona Salvini, secondo il quale il fatto che "tutti i giornali ci insultano" dimostra che "hanno paura". "Le motivazioni per fare il governo aumentano visti gli attacchi che stiamo avendo", sibila Di Maio. "Capisco che questo cambiamento spaventi un certo establishment europeo, ma l'Italia ha abbassato la testa per troppo tempo", aggiunge.

I nodi da sciogliere, dei quali parla Di Maio, sono quelli decisivi degli equilibri politici fra le due forze: "Non credo nei tecnici, non cerchiamo per strada ma persone legittimate politicamente", avverte a proposito delle poltrone chiave nel governo, il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia. Anche per Di Maio è scaduto il tempo della rappresentazione "ufficiale" secondo cui si discuteva solo di temi e mai di nomi.

Lo scoglio più grosso da superare, secondo una fonte parlamentare M5S, è che "Salvini pretende simmetria assoluta" fra i due partiti, oltre a ribadire la richiesta della poltrona del ministro dell'Interno per gestire "i rimpatri dei clandestini", bandiera principale del Carroccio in campagna elettorale. Da qui il rifiuto irremovibile a Di Maio premier, che, associato al "no" del suo interlocutore sui tecnici, rende particolarmente sofferto "l'ultimo miglio" della trattativa. Ma è lo stesso Di Maio a indicare una possibile via d'uscita dallo stallo, forse l'unica possibile. Lui e Salvini nel governo? "Io - risponde - mi auguro che ci siamo, sarebbe un modo anche per metterci alla prova, ma se per arrivare a far partire un governo è utile che il segretario della Lega e il capo politico del Movimento 5 stelle stiano fuori staremo fuori". E se i due capi stanno fuori, anche un premier "politico" ma di seconda fila e perfino un rilancio del patto per la staffetta fra i due partiti a palazzo Chigi (mezza legislatura per uno) tornano soluzioni praticabili. Ma, avverte ancora Di Maio, per il premier "il nome politico significa che viene individuato dalle forze politiche con un mandato politico ben preciso, questo significa per me politico. Tecnico per me non significa niente". Insomma, anche un tecnico sotto tutela politica non sarebbe del tutto incoerente con questo quadro. E comunque, conclude in una giornata di esternazioni continue, "qualsiasi nome stia girando secondo me è bruciato". Per la soluzione del "giallo" è questione di ore, ancora una volta. Forse.