19 ottobre 2018
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## Euro, uscire dal club è una "Mission Impossible"

Oltre ai trattati, incognite e difficoltà legate a Target2

Roma, 16 mag. - Finora il barometro dei mercati finanziari era oscillato tra il sereno e il variabile. Dopo la bozza del contratto tra lega e M5s ha virato drasticamente su burrasca. Anche se superata, per i mercati finanziari è un campanello d'allarme e la percezione sul rischio Italia torna ad ampliarsi. E ipotizzare l'uscita dall'euro o, peggio ancora, operazioni straordinarie sul debito pubblico del Belpaese potrebbe rivelarsi un elevato prezzo politico alla luce del negoziato in corso tra i partner della moneta unica sulla riforma dell'Eurozona che non sembra destinato al successo.

L'uscita dall'euro è formalmente irrealizzabile. Ma è ancor meno praticabile la cancellazione anche parziale del debito pubblico italiano che figura nell'attivo della Bce per effetto del quantitative easing. Lo statuto dell'Eurosistema vieta esplicitamente che le banche centrali possano finanziare i debiti pubblici. Dunque servirebbe una modifica del trattato istitutivo della Bce che deve avvenire all'unanimità.

Da tempo alcuni economisti con simpatie per la Lega e per il M5s si esercitano su proposte per ridurre il debito pubblico in via straordinaria: dalla cancellazione del debito detenuto dalla Bce a gigantesche operazioni di swap (conversione) dei titoli di Stato nel portafoglio dell'Eurotower. Tutto ciò senza effetti sugli asset finanziari italiani, almeno fino ad oggi. Esercizi e ipotesi che, inoltre, appaiono fuori contesto rispetto al dibattito sulla riforma dell'Eurozona che non riesce ad uscire dallo stallo. Un folto gruppo di membri del club dell'euro è schierato a favore di un irrigidimento dei vincoli per dare il via libera all'assicurazione europea sui depositi bancari. ————————————————————— Roma, 16 mag. - Sul piano pratico, un'eventuale uscita dall'euro non pone solo questioni politiche ed economiche. C'è un'altra dimensione ed è quella tecnica, di straordinaria complessità e con molte incognite. L'architettura istituzionale dell'Unione Monetaria naturalmente non prevede una procedura di uscita dall'euro, per cui è molto difficile ipotizzare quali problematiche dovrebbero essere affrontate.

Alcuni numeri possono tuttavia fotografare la complessità della questione. Per quanto riguarda il debito pubblico, la Bce è diventato il primo creditore dell'Italia. Nell'attivo del bilancio dell'Eurotower figurano (a fine aprile) circa 350 miliardi di euro in titoli di Stato per effetto del QE. Di questi l'80% è stato acquistato dalla banca d'Italia e il restante 20% dalle altre banche centrali. Le banche italiane invece da qualche mese hanno alleggerito l'esposizione su Bot e Btp che a fine 2017 ammontava a circa 300 miliardi, una quarantina in meno rispetto a ottobre. A differenza di molti paesi che hanno affrontato gravi crisi finanziarie, il debito pubblico italiano è in larga parte detenuto dai residenti. Solo il 30% del debito è nei portafogli di residenti esteri. Dalla nascita dell'euro, la sola operazione straordinaria sul debito pubblico è stata l'haircut sul 30% del debito della Grecia nel 2011. Un taglio da circa 100 miliardi di euro ma che è stato sopportato interamente dagli investitori privati.

L'idea di chiedere alla Bce la cancellazione di una quota di debito pubblico dell'Italia è semplicemente 'vietata da tutto, vietata dai Trattati europei, vietata dallo statuto della Bce'. E certe ipotesi, avverte Franco Bruni, ordinario di politica monetaria all'Università Bocconi, rischiano che l'Italia si ritrovi a dover chiedere assistenza al fondo anticrisi europeo, l'Esm, passo che comporterebbe l'arrivo della Troika e un programma che con ogni probabilità imporrebbe una versione molto più 'severa' della riforma Fornero sulle pensioni. Non certo la sua abolizione. 'Certo - aggiunge - un Paese può sempre rinnegare il suo debito, ma poi chiude bottega perché non ci sono più soldi che entrano o escono. Andando avanti così rischiamo di dover chiedere aiuti all'Esm, che dopo aver esaminato la nostra posizione può concedere dei fondi ma in cambio di prescrizioni come quelle chieste alle Grecia'.

'La Troika arriverebbe a Roma e passerebbe l'elenco delle cose da fare direttamente al Parlamento. E credo - conclude l'economista - che ci ritroveremmo una versione della Fornero un po più severa'. (Segue)