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Alleanza Cooperative: vini "green" solo se certificati

Roma, 16 apr. - "Nell'ambito dell'universo dei cosiddetti vini "green", è la presenza o meno di una certificazione l'elemento a cui a mio avviso va dato più valore. Occorre sempre prestare attenzione se una produzione vitivinicola è certificata sulla base di parametri e di controlli ben identificati, o se si fonda su impegni volontari e sul rispetto di standard auto-definiti dichiarati singolarmente dai produttori". Lo ha dichiarato Ruenza Santandrea, Coordinatrice Vino Alleanza Cooperative Agroalimentari intervenendo al convegno organizzato questo pomeriggio da Federbio Vini Bio, questione di etichetta. Quali garanzie per un'informazione chiara e trasparente al consumatore.

Tra le produzioni certificate, Santandrea ha elencato in primis quella dei vini biologici che è "normata da Regolamenti europei e leggi nazionali che impongono alle aziende una certificazione di conformità da parte di un Ente certificatore. Esistono inoltre anche altri standard produttivi accomunati dal fatto che prevedono una certificazione da parte di un Ente terzo, parametrata su uno specifico disciplinare/protocollo di produzione. Si tratta, nella totalità dei casi indicati, di standard ufficialmente riconosciuti e che vanno quindi ritenuti affidabili".

"Senza voler mettere in dubbio la serietà dei produttori che decidono di votarsi ai vari tipi di produzione "green", riteniamo che sia necessario fare chiarezza sulla natura specifica delle varie denominazioni, a tutela degli stessi produttori seri ed impegnati, nonché ovviamente dei consumatori".