Xylella

Nuova ricerca: ulivi infetti da Xylella se curati non muoiono -2

Contraddice pilastri strategia di eradicazione imposta dall'Ue

Bruxelles, 14 mar. - La ricerca di Scortichini e dei suoi collaboratori contraddice i due pilastri della strategia imposta dall'Ue per il contenimento della Xylella in Puglia e nelle altre regioni europee (in Spagna e in Francia) in cui è apparso il batterio. Innanzitutto, si dimostra infondato il postulato secondo cui un albero infetto è incurabile e destinato a morte certa, e dunque va senz'altro espiantato prima possibile (perché comunque non sopravviverà) per rimuoverne la carica batterica. In secondo luogo, viene rimessa in questione la pratica della "eradicazione" della Xylella, in caso di apparizione di nuovi focolai nelle zone indenni, attraverso la desertificazione delle aree circostanti gli alberi infetti in un raggio di 100 metri.

In queste aree, infatti, più efficace dell'eradicazione - che finora non ha fermato l'avanzata dell'infezione dal Salento al Nord Ovest della Puglia - potrebbe risultare il trattamento di tutte le piante con il composto di rame, zinco e acido citrico che riduce la carica batterica.

Marco Scortichini, uno dei massimi esperti europei di Xylella, lavora al Crea (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura) di Caserta, un istituto pubblico che opera sotto la vigilanza del Ministero per le Politiche agricole. Ha redatto il protocollo ufficiale di diagnosi della Xylella fastidiosa per l'Eppo.