29 gennaio 2023
Aggiornato 23:00
Al Castello di Spessa

Jobs Act, avvocati a confronto

La riforma del mercato del lavoro al centro di un convegno organizzato a Capriva dallo Studio legale Mosetti-Compagnone

CAPRIVA - La riforma del mercato del lavoro, si sa, è uno dei temi più caldi degli ultimi tempi. Lo scorso 6 marzo, infatti, i primi due decreti attuativi del Jobs Act sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. Sono quindi entrati in vigore il giorno successivo. Sull'onda di queste novità lo Studio Legale Mosetti Compagnone - una realtà con sede a Gorizia, Udine e Pordenone, che tratta specialmente la materia del diritto del lavoro, sindacale e della previdenza sociale - ha organizzato un workshop per affrontare un cambiamento piuttosto radicale nell'impianto giuslavorista. «Ci sembrava doveroso - ha spiegato Giulio Mosetti, socio dello studio - informare i nostri clienti e tutti gli interessati all'argomento, sulle novità che stanno di recente segnando il mercato del lavoro».Il convegno si è svolto stamani al Castello di Spessa e ha visto la collaborazione dello studio Trifirò & Partners Avvocati di Milano, nonché il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Gorizia.

Fino a 124 mila nuovi posti di lavoro
Le molte tematiche trattate durante la giornata di approfondimento hanno fatto capo proprio ai primi due decreti attuativi del Jobs Act e alla legge di stabilità 2015: la Naspi (l'assicurazione sociale per i lavoratori licenziati, ex-Aspi e ex-mini Aspi), il nuovo contratto a tutele crescenti e gli esoneri contributivi per le nuove assunzioni che nel 2015 potrebbero garantire fino a 124.000 nuovi posti di lavoro. Tre materie dalle molte sfaccettature che, come ha spiegato lo stesso Giulio Mosetti «modificano il nostro modello occupazionale, avvicinandolo sempre più a quello tedesco».Con la riforma del governo Renzi ci si sradica dall'articolo 18, aumentando invece l'offerta del welfare («spinto»). «Un mercato del lavoro che sarà meno rigido, sia in entrata che in uscita, - ha spiegato Mosetti - con un più semplice riposizionamento dei disoccupati». «Si tratta di una modernizzazione che consente di superare la legislazione degli anni '70 che, per quanto nobile nei suoi intenti, - ha chiarito l'avvocato - allo stato attuale non ha più ragione d'essere».

Tra legge Fornero e Jobs Act
La giornata si è svolta a ritmo serrato. Al saluto del presidente dell’ordine degli avvocati di Gorizia, Silvano Gaggioli, è seguito un primo intervento dell’avvocato Daniele Compagnone (socio dello studio legale Mosetti Compagnone) sulla legge di stabilità 2015, l’avvocato Giacinto Favalli (dello studio Trifirò & Partners) ha invece spiegato il rapporto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, facendo un confronto tra riforma Fornero e Jobs Act. Non è mancato un punto sulla nuova normativa in materia di ammortizzatori sociali, a cura dello stesso avvocato Giulio Mosetti. A chiudere il cerchio, l’avvocato Valeria De Lucia (dello studio Trifirò & Partners), che ha invece trattato le tipologie contrattuali e disciplina delle mansioni e le tutele di maternità e paternità. 

La scommessa? Gli ammortizzatori sociali
La direzione che promette il Jobs Act è quindi quella del cambiamento. Nonostante ciò, allo stato attuale, «è prematuro dire se il cambiamento c'è già». Certamente si registra «un'agevolazione importante in termini di stabilizzazione dei lavoratori». In questo primo mese infatti «l'aumento delle assunzioni è un dato inconfutabile». «La vera scommessa - ha precisato Mosetti - riguarda però gli ammortizzatori sociali, i cui effetti saranno verificabili solamente nel lungo periodo». Siamo quindi di fronte a una forte deregulation «che implica una maturazione da parte dei sindacati da un lato e delle aziende, assieme alle associazioni di categoria, dall'altro». «Allo stato attuale i sindacati stanno facendo una lotta politica, forse timorosi di essere svuotati del loro ruolo. La situazione è invece differente. I presupposti della legge passano proprio per gli accordi sindacali. Il loro ruolo si modificherà, divenendo più costruttivo e non solo più di pura contrapposizione. D'altro canto - ha concluso Mosetti -  le aziende non devono vedere i sindacati come il 'nemico' ma, come già avviene in Germania, leggerli come un soggetto presente in pianta stabile nel consiglio di amministrazione».