8 aprile 2020
Aggiornato 18:30
Arte & Cultura

Le opere di Jean‐Michel Basquiat al Mudec di Milano

140 opere del celebre artista newyorkes. I visitatori potranno attraversare la vita, le gioie e le insicurezze di questo giovane artista: un uomo pieno di talento, perso nelle proprie fragilità e in una società che lo acclamava come artista, ma lo rifiutava per il colore della pelle.

https://adv.diariodelweb.it/video/askanews/2017/01/20170116_video_16100019.mp4

MILANO - Un artista oltre i graffiti, un pittore consapevole della storia - sua e dell'arte - e degli strumenti di cui disponeva. E' questo uno dei possibili ritratti di Jean-Michel Basquiat che emergono dalla mostra dedicata al suo lavoro al MUDEC di Milano. Attraverso 140 opere, divise per luoghi e tempi, il visitatore può guardare da vicino la linea e la gestione dello spazio di Basquiat, che appaiono, comunque si giudichi il suo lavoro, di notevole importanza. A curarla, insieme a Jeffrey Deitch, anche Gianni Mercurio: «Quello che emerge innanzitutto - ci ha detto - è questo talento enorme dovuto a un istinto della pittura».
Un istinto che, però, complice anche l'indole curiosa di Basquiat, è stato sostenuto da una riflessione forte sul suo essere afroamericano, soprattutto in un mondo che lo applaudiva come artista, ma lo rifiutava per il colore della pelle.

Non solo forma, ma sostanza.
«Rispetto a Picasso e ad altri artisti che si erano appropriati di un linguaggio primitivo, come diverse avanguardie - ha aggiunto Mercurio - ne denuncia un po' l'insufficienza storica, nel senso che questi artisti avevano semplicemente recuperato delle forme, quindi una pura estetica, esteriorità, superficie».
L'attitudine di Basquiat, invece, è quella che lo porta a scavare più in profondità, usando la pittura per indagare in primo luogo se stesso in relazione alla società.  E anche l'assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno, ha puntato su questi aspetti presentando la mostra del MUDEC.
«Credo - ci ha detto - che i temi dell'opera di Basquiat e il modo in cui lui ha riflettuto sulla propria origine e la propria cittadinanza siano oggi di stringente attualità, soprattutto per una città come Milano».

Ricordando la prima personale di Basquiat, realizzata a Modena nel 1981 da Emilio Mazzoli, il percorso espositivo mette in discussione le catalogazioni banali, riportando l'attenzione su un artista importante e complesso, che in qualche modo non ha mai smesso di cercare le proprie radici.
«Una frase sua celebre - ha concluso il curatore - era quella che diceva: io non ho bisogno di andare in Africa, l'Africa è dentro di me».

La mostra del MUDEC, organizzata dal Comune di Milano con 24 ORE Cultura, rimane aperta al pubblico fino al 26 febbraio 2017.

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal