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Il Berlusconi di Sorrentino in sala, più icona che politico

Per più di metà del primo episodio, incentrato su fatti verosimili o inventati che vanno dal 2006 al 2009 circa, il leader di Forza Italia è un personaggio solo sullo sfondo, evocato di continuo ma invisibile

MILANO - Nei mesi scorsi sono bastate alcune presunte anticipazioni su «Loro», film di Paolo Sorrentino dedicato a Silvio Berlusconi, per scatenare minacce di querele e infuocate dichiarazioni a difesa dell'onorabilità dell'ex presidente del Consiglio. Eppure per più di metà del primo episodio, incentrato su fatti verosimili o inventati che vanno dal 2006 al 2009 circa, il leader di Forza Italia è un personaggio solo sullo sfondo, evocato di continuo ma invisibile. I veri protagonisti del film, da domani nei cinema, sono loro, «Quelli che contano» quasi quanto dio, ma anche tutte quelle «anime di un purgatorio immaginario e moderno», così le definisce il regista, che tentano di ruotare intorno a una sorta di «paradiso in carne e ossa» rappresentato dall'ex cavaliere.

Un mondo decadente, ma vitale, nel quale ambizione e ammirazione, sesso e potere, con l'aiuto di cocaina e droghe sintetiche, sembrano essere gli unici motori della società. Si muovono soprattutto in una Roma grottesca, dove sguazza un topo gigante, un rinoceronte galoppa indisturbato per le strade dell'Eur e un camion della nettezza urbana esplode all'interno dei Fori Imperiali con tutto il suo carico di immondizia. Ma il loro ambiente è anche la Sardegna intorno a Villa Certosa, dove Riccardo Scamarcio veste i panni di un organizzatore di feste e incontri intimi che ricorda Gianpaolo Tarantini.

Berlusconi, interpretato da Tony Servillo, appare solo da qui, più eterno seduttore annoiato che leader dell'opposizione. Più alle prese col tentativo di recuperare il rapporto con Elena Sofia Ricci nei panni della moglie Veronica che con quello di tornare a Palazzo Chigi. Un uomo divorato dal «mostruoso sospetto di essere inutile», per il quale «tutto non è abbastanza», convinto com'è che la verità sia «frutto del tono e della convinzione» con la quale si dice una cosa. Una figura seguita come un'ombra da personaggi come il cantautore napoletano Mariano Apicella e come l'immaginario biografo e «uomo che sa le cose», che lo pettina e gli mette i tacchi nascosti nelle scarpe.

Tra gli adulatori c'è però anche chi trama nell'ombra, come l'ex ministro poeta e tennista interpretato da Fabrizio Bentivoglio: «Certe cose le devi pensare, ma non le puoi dire», confida a un'altra collaboratrice criticando di nascosto Berlusconi. Poi, aggiunge, sono «troppe le promesse non mantenute» per pensare che l'ex premier possa avere ancora successo alla urne. Un fedele 65enne, vittima di un ricatto a sfondo sessuale, che Berlusconi-Servillo non esita cinicamente a scaricare quando viene a sapere del suo tentativo sotterraneo di prendere il suo posto come leader del centrodestra. Una caricatura dei tanti veri delfini, o presunti tali, che il vero Berlusconi ha periodicamente relegato nell'ombra in 28 anni di politica.