17 gennaio 2019
Aggiornato 04:00
Fotografia

Vivian Maier, una «fotografa ritrovata»

Di mestiere tata ma con la passione della fotografia, Vivian Maier ha realizzato, nel corso degli anni '50 e '60 uno splendido lavoro di interpretazione del mondo attraverso le immagini

MILANO - Nel corso della sua vita, ha realizzato migliaia di scatti, ma Vivian Maier non ne ha mai esposto né pubblicato nessuno anzi, la maggior parte dei suoi rullini non sono mai stati sviluppati: la vita e l'opera di Vivian Maier, tata per professione e fotografa per passione e vocazione nell'America degli anni Cinquanta e Settanta, sono avvolte da un alone di mistero.

La mostra
Dal 20 novembre 2015 al 31 gennaio 2016 Forma Meravigli, in via Meravigli 5 a Milano, le dedica la mostra «Vivian Maier. Una fotografa ritrovata», curata da Anne Morin e Alessandra Mauro e organizzata in collaborazione con di Chroma Photography. 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta, alcune immagini a colori scattate negli anni Settanta e filmati Super 8 dedicati all'artista.

La riscoperta
Nel 2007, John Maloof, un agente immobiliare, acquistò durante un’asta parte dell’archivio della Maier e capì immediatamente di aver trovato un vero tesoro. L’agente continuò a fare ulteriori ricerche e riuscì ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe. «Vivian Maier ritraeva le metropoli dove aveva vissuto - New York e Chicago - con uno sguardo curioso, attratto da piccoli dettagli, dai particolari, dalle imperfezioni, ma anche dai bambini, dagli anziani, dalla vita che le scorreva davanti agli occhi per strada, dalla città e dai suoi abitanti in un momento di fervido cambiamento sociale e culturale» spiegano le curatrici

Autoritratti
Tra gli scatti di VivianMaier ci sono numerosi autoritratti, che riprendono il suo sguardo severo ed austero, ma mai nessuna delle sue foto è stata esposta mentre lei era in vita. Marvin Heifermann nell’introduzione al catalogo scrive: «Seppur scattate decenni or sono, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente. E in maniera profonda e inaspettata… Maier si dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo. Proprio come Maier, noi oggi non stiamo semplicemente esplorando il nostro rapporto col produrre immagini ma, attraverso la fotografia, definiamo noi stessi».