19 agosto 2019
Aggiornato 20:30
Personaggio

Addio a «Ultra Violet», l'eccentrica musa di Andy Warhol

Si è spenta a 78 anni l'artista francese Isabelle Collin Dufresne, «superstar» della Factory che folgorò il padre della Pop Art.

NEW YORK - «Ho un'infinita immaginazione. Ma forse non ho abbastanza tecnica». La frase detta da Isabelle Collin Dufresne a un giornalista durante un'intervista resta impressa nella mente oggi che non c'è più. L'artista, attrice e scrittrice di origine francese, meglio conosciuta con lo pseudonimo di "Ultra Violet", se n'è andata dopo aver a lungo combattuto il cancro in un ospedale di Manhattan all'età di 78 anni.

UNA VITA ESAGERATA - Icona di Andy Warhol, Ultra Violet ha avuto una vita esagerata. Appartenente a una famiglia della upper middle class profondamente cattolica, a 15 anni subisce un esorcismo, a 16 viene internata in un carcere minorile e a 20 scappa a New York, dove vive gran parte della sua vita, ma sempre con la Costa Azzurra nel cuore, dove comunque torna spesso. Inizia la sua carriera a fianco di Dalì. Diventa amica intima dei più eccentrici artisti newyorchesi del tempo, da Rauschenberg a Lichtenstein, fino al folgorante incontro con il re della Pop Art, che la elegge sua musa.

L'INCONTRO CON IL RE DELLA POP ART - Warhol la vuole in quasi tutti i suoi film: girano insieme 17 pellicole e lei diventa punto di riferimento indiscusso per la Factory. Il soprannome lo sceglie personalmente, in onore del suo amore per il viola, che porta sui capelli. Nel '67 prende parte al film surrealistico di Picasso, incontrato a Saint-Tropez, e negli anni successivi incontra personaggi del calibro di Nureyev, Miloš Forman, il presidente Nixon, Onassis e la Callas, e poi ancora Duchamp, Man Ray, Chagall, Bob Dylan e John Lennon. Nel '73, dopo un gravissimo incidente, torna letteralmente in vita dopo essere stata dichiarata clinicamente morta. È qui che comincia a dedicarsi allo studio dei testi sacri, in particolare della Bibbia, e a ritrarre nella sua arte soggetti religiosi.