Appendino striglia il Consiglio comunale: «Non sfruttate il vostro ruolo per la campagna elettorale»
La sindaca ha riferito in Sala Rossa in merito alle dimissioni dei revisori dei conti. Appendino è apparsa piuttosto seccata verso i consiglieri comunal
TORINO - Non ci sta Chiara Appendino, difende il suo operato per la questione dei revisori dei conti e punta il dito contro qualche consigliere comunale, reo di «fare campagna elettorale con atti importanti per ogni singolo torinese». La discussione in Sala Rossa è accesa, dura, come spesso accade quando si parla di bilancio. Questa volta però Appendino non si limita a rispondere e spiegare cosa successo con i revisori: la sindaca punta il dito contro chi strumentalizza queste vicende, mettendo i bastoni tra le ruote della città.
REVISORI, NESSUNA PRESSIONE - «Sono molto stupita dal contenuto della lettera ricevuta dai revisori dei conti, non ne ho compreso il significato, in particolare per quanto riguarda il passaggio sulle pressioni». Accuse rimandate al mittente dunque, secondo Appendino non vi sono state alcune pressioni, ma solo normalissime divergenze. Anzi, pur essendoci pareri discordanti «non abbiamo mai fatto mancare la collaborazione istituzionale» afferma la sindaca.
APPENDINO STRIGLIA IL CONSIGLIO - Dopo aver spiegato quanto accaduto con i revisori, Appendino punta il dito contro il consiglio comunale. La predica tocca la maggioranza e l’opposizione, nessuno escluso: «E’ il tempo delle responsabilità: gli amministratori lavorano per il bene della città. Capisco la campagna elettorale, ma c’è un limite a tutto. Non si sfrutta il proprio ruolo per mettere i bastoni nelle ruote della città. Il bilancio è un atto fondamentale per ogni singolo torinese, non per me o il Movimento 5 Stelle». Poi, con tono concitato e pur aprendo le porte alla dialettica politica e alla critica, la bordata finale, un monito per tutto il Consiglio: «Non accetterò mai che gli atti di proprietà della Città possano essere strumento di campagna elettorale, mettendo a rischio l’Ente».
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