9 dicembre 2021
Aggiornato 09:00
Cronaca

Rapina armata con ostaggi alla Lidl, complice d'eccezione fa entrare i ladri

I due rapinatori hanno immobilizzato tutti i presenti con delle fascette e si  sono appropriati dell' incasso giornaliero di circa 15mila euro

TORINO - Era il 23 febbraio quando i due criminali, armati di pistola, si sono introdotti all'interno del supermercato LIDL di via Monfalcone e, dopo aver preso in ostaggio un dipendente che in quel momento stava effettuando le pulizie all'interno dello stabile, si sono diretti verso la cassaforte. I due pluripregiudicati sono Mario Zedde, classe 1956 e Ignazio Pecoraro di due anni più piccolo. Indagini successive hanno permesso di appurare che la rapina è stata resa possibile grazie a un complice d'eccezione: Max Carollo, il direttore del supermercato. Il nesso tra i ladri e Carollo è stato appurato grazie ai tabulati delle cabine telefoniche.

RAPINA - Zedde e Pecoraro sono passati dalla porta sul retro del supermercato appena dopo la chiusura. Insieme all'ostaggio si sono poi diretti verso la sala della cassaforte dove all'interno si trovava il "direttore/complice" del punto vendita e altri impiegati. A questo punto i due rapinatori hanno immobilizzato tutti i presenti con delle fascette e si  sono appropriati dell' incasso giornaliero di circa 15mila euro. Dopodiché i due ladri hanno provato a forzare un cassetto con un flessibile ma l'allarme antincendio li ha costretti alla fuga.

ARMI - Uno degli autori di questa rapina, a distanza di pochi giorni si è reso responsabile di un ulteriore crimine. Nel pomeriggio dell’8 marzo Zedde, armato di pistola, si è introdotto all’interno di uno studio medico ortopedico di via Lamarmora per portare via l’incasso. All’interno dello studio sono presenti la segretaria e i due coniugi che hanno tentato di reagire all’aggressione. Nel corso della colluttazione uno dei due malviventi ha esploso un colpo di pistola che, fortunatamente, non ha provocato nessun ferito ma ha lasciato un segno nel muro. Il complice è stato identificato in Giuseppe Argento che, al momento del fatto, era evaso da una casa lavoro (nella città di Vasto) dove stava scontando una misura di sicurezza sempre per reati contro il patrimonio. Argento è stato trovato in un’abitazione cittadina in cui aveva trovato riparo con ancora addosso la pistola.