24 ottobre 2019
Aggiornato 06:30

Milan, la coerenza di Boban e Maldini e gli scenari futuri

La scelta di Pioli come nuovo tecnico rossonero ha fatto deflagrare l’ira del popolo milanista. Nel mirino Boban e Maldini, ma anche Gazidis e Elliott.

Boban e Maldini sorridenti, ma da sorridere c'è ben poco
Boban e Maldini sorridenti, ma da sorridere c'è ben poco ANSA

MILANO - E alla fine la rabbia dei tifosi esplose, implacabile, irrefrenabile, feroce. Come dar torto, d’altronde, ad un popolo martoriato da anni di umiliazioni, mortificazioni, batoste, crisi societarie, fallimenti, dilettanti allo sbaraglio e chi più ne ha più ne metta? La goccia che ha fatto traboccare il vaso non è stata tanto la decisione di licenziare Marco Giampaolo, probabilmente inevitabile alla stregua di quanto mostrato dalla squadra confezionata del tecnico abruzzese ma discutibile visti i tempi (al Milan non si era mai arrivati all’esonero di un tecnico così presto), quanto piuttosto alla scelta del nuovo allenatore a cui affidare l’incandescente panchina rossonera. Il concetto che appariva chiaro ai più - e per questo si sperava fosse ben scolpito anche nelle menti dei dirigenti - era che cambiare tanto per cambiare non avrebbe avuto senso e che per dare finalmente il via ad un concreto progetto di rilancio del Milan in grande stile sarebbe servito l’ingaggio di un tecnico top, in linea con le ambizioni dell’ex club più titolato al mondo.

Niente top

Tolto Allegri, fuori dai giochi per il richiamo affascinante della Premier League, ed escluso anche Mourinho viste le sue richieste di ingaggio non all’altezza dei risultati ottenuti negli ultimi anni, l’unico che restava su piazza sembrava Luciano Spalletti. E le notizie che hanno preso a circolare nella giornata di lunedì hanno immediatamente tranquillizzato la tifoseria rossonera: forse ci siamo, in via Aldo Rossi hanno capito che serve un allenatore di spessore internazionale.
Com’è andata a finire invece lo sappiamo tutti. Il tecnico di Certaldo è rimasto a spasso, lautamente retribuito fino a giugno 2021 (per un totale di 10 milioni netti, quasi 20 milioni lordi) da quell’Inter che non volendo concedere una buonuscita al suo ex tecnico e forse volendo anche ostacolare il Milan, ha fatto come quel marito che per fare dispetto alla moglie si taglia i gioielli di famiglia. Ma tant’è, ognuno è libero di fare ciò che crede.

Società debole

Il punto è che una società seria, ferma sulle proprie convinzioni, il modo di convincere un allenatore - specie se è ritenuto l’unico top sulla piazza - lo trova. E invece Paolo Maldini e Zvonimir Boban, eroicamente supportati da Ivan «Signor No» Gazidis, non hanno trovato niente di meglio da fare che ripiegare su Stefano Pioli, superando la concorrenza di Sampdoria e Genoa. Ecco, questo è l’aspetto maggiormente inquietante per i tifosi del Milan. Premesso che non c’è nulla di personale nei confronti dell’ex allenatore di Lazio, Inter e Fiorentina, mister preparato e persona per bene, qui si discutono le scelte di una società che straparla da mesi di riportare il Milan in cima al mondo e poi ingaggia un tecnico conteso dalle ultime due della serie A. Quando si dice la coerenza.

Scenario futuro

Proviamo ora ad immaginare quale potrebbe essere il futuro del club rossonero con Stefano Pioli alla guida. Non c’è dubbio che quello che è stato definito a ragione «il normalizzatore» riuscirà a riportare Romagnoli & compagni ad ottenere qualche risultato importante. Probabile anche una discreta striscia subito, all’inizio della sua avventura. E non è nemmeno escluso che alla fine della stagione il Milan riesca a raggiungere un posto in Europa, in Europa League naturalmente, non certo in Champions, il traguardo minimo, totalmente insufficiente per i tifosi ma che che garantirà a Pioli una conferma anche per la nuova stagione.
All’inizio del prossimo campionato, poi, il crollo inevitabile, come sempre nella carriera del tecnico di Parma, e il conseguente probabile esonero. E questo potrebbe voler dire che da qui a dodici mesi saremo di nuovo a commentare l’ennesimo flop, l’ennesimo fallimento, e di conseguenza l’ennesima ripartenza e l’ennesimo anno zero. Non so voi, ma io sono francamente sfinito.