16 novembre 2018
Aggiornato 14:30

Il nuovo Milan ed una collocazione di classifica particolare

Rispetto allo scorso anno molto è cambiato fra i rossoneri, così come le prospettive ed i traguardi stagionali
Il Milan 2018-2019 va a caccia del ritorno in Coppa Campioni dopo 5 stagioni
Il Milan 2018-2019 va a caccia del ritorno in Coppa Campioni dopo 5 stagioni (ANSA)

MILANO - Dopo 6 anni densi di delusioni e promesse non mantenute fra proprietà berlusconiana prima e cinese poi, per il nuovo Milan targato Elliott sembra arrivato l’anno zero, quello in cui gettare le basi per tornare grande, per riprendersi almeno parzialmente quella palma di squadra più titolata al mondo che fra il 1988 e il 2012 i rossoneri si erano faticosamente guadagnati. L’avvento del fondo americano che ha sostituito la fumosa ed inconsistente sodalizio asiatico ha cambiato le carte in tavola del club milanese: repulisti generale della vecchia dirigenza, dentro i grandi ex Leonardo e Maldini, un sostanzioso rabbocco economico che ha consentito di organizzare una campagna acquisti importante che regalasse a Gennaro Gattuso una rosa dignitosa e competitiva.

Obiettivi
E dopo anni di magra anche i tifosi sono tornati a sognare una gloria ormai perduta, soprattutto perché stavolta l’organico sembra esser stato potenziato con criterio e raziocinio, probabilmente più di quanto fatto l’anno scorso quando la raffica di nuovi arrivi non ha prodotto altro che un mediocre sesto posto, raggiungibile probabilmente anche con l’ultima gestione della presidenza di Silvio Berlusconi. In molti oggi si chiedono: dove potrà arrivare questo Milan, a quali traguardi potrà ambire? Logico che la richiesta sia verso quel quarto posto che riporti i rossoneri in Coppa dei Campioni 5 anni dopo l’ultima volta. Logico ma non scontato, perché il Milan dovrà fare i conti con le rivali che saranno più agguerrite che mai; tolta l’inarrivabile Juventus, la squadra di Gattuso dovrà sopravanzare almeno una fra Inter (rinforzata dagli arrivi di Nainggolan, De Vrij, Asamoah e Lautaro Martinez), Roma (che ha perso sì Alisson e Nainggolan, ma ha trovato Pastore, Cristante e Nzonzi) e Napoli (forse l’unica a non aver aggiunto granchè ad una rosa comunque giunta seconda l’anno scorso e con un tecnico esperto e vincente come Ancelotti).

Qualità
Al di là della lotta, in ogni caso, ciò che può far ben sperare il Milan è una maggior qualità dell’organico a disposizione di Gattuso, soprattutto perché sono stati centrati i colpi richiesti dal tecnico calabrese, ovvero un vice Suso (Castillejo), un centrocampo più robusto (con Bakayoko i muscoli sono garantiti) ed un centravanti finalmente di peso e spessore internazionale dopo i disastri dei vari Destro, Kalinic ed André Silva, nessuno dei quali neanche lontanamente paragonabile al livello internazionale di Gonzalo Higuain, 111 reti nelle ultime 5 annate in serie A. Se poi Mattia Caldara, arrivato dalla Juventus in cambio di Bonucci, dimostrerà anche a Milano le doti mostrate a Bergamo (e a 24 anni non ha più tempo da perdere), allora il Milan potrà davvero inserirsi in discorsi di classifica importanti, potendo contare a quel punto su una coppia difensiva composta dall’ex atalantino e dal neo capitano Romagnoli, potenzialmente fra le migliori del campionato. Difficile ad oggi stabilire in quale posizione collocare i rossoneri nell’ipotetica griglia di partenza del nuovo torneo, ma l’impressione è che la compagine di Gattuso possa legittimamente salire sul treno che conduce fra le prime quattro della classifica; se poi una di quelle quattro posizioni la strapperà la formazione milanista è impossibile saperlo, quel che è certo è che il Milan ha ora tutte le carte in regole per sgomitare alla pari degli altri o quasi. Dopo 6 anni di bocconi amari ingoiati, già questo è un sostanzioso passo avanti.