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Milan: l’ultima patetica uscita di Berlusconi

Con le elezioni alle porte Berlusconi ha ricominciato con le sue stucchevoli litanie sul Milan. Perchè qualcuno non gli spiega come stanno realmente le cose?

L'ex presidente del Milan Silvio Berlusconi
L'ex presidente del Milan Silvio Berlusconi (ANSA)

MILANO - «Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?». L’incipit di una delle più celebri canzoni di Lucio Battisti risuona lugubre nella testa dei disorientati tifosi milanisti nell’assistere ai - quasi - quotidiani sproloqui dell’imperatore di Arcore, l’ex presidente dei mille trionfi adesso ridotto ad una mortificante macchietta di sè stesso.
Ok, siamo in campagna elettoriale quindi dovremmo essere tutti preparati. Ma Silvio Berlusconi riesce sempre a sorprenderci, colpirci in contropiede, seguendo lui per primo un canovaccio tattico che poi aborrisce se si parla di calcio, e in special modo del suo amato Milan.
Oggi però la sua entrata a gamba tesa sul neo allenatore rossonero Gennaro Gattuso non è proprio tollerabile. Nel giorno in cui Rino compie 40 anni e da ogni angolo dell’universo calcistico si sono levati gli auguri per il popolare ex Ringhio, da parte di Berlusconi solo critiche, addirittura spietate.

Mal di stomaco
Intervenuto a Radio Capital, naturalmente per parlare di politiche e delle prossime elezioni, ma fisiologicamente attratto nella trappola rossonera, l’ex presidente del Milan non ha perso l’occasione per esprimere il suo parere - completamente fuori da ogni logica e perfino fastidioso - sull’andamento lento della stagione: «Faccio sempre il tifo per la mia ex squadra, ma quando vedo giocare il Milan con un modulo assolutamente inconsulto e sbagliato soffro di un reale mal di stomaco».
A dirla tutta e con franchezza, inconsulte sono le sue dichiarazioni e i suoi scombiccherati proclami tattici, ma questo è un altro discorso.

Ancora coi petroldollari
Non è naturalmente mancata la consueta manfrina sulle ragioni che lo avrebbero indotto a cedere il club ai cinesi: «In questo calcio fatto di petroldollari non era più possibile competere. La spesa necessaria per mantenere un club al top non era più sostenibile. La mia è stata una scelta dolorosa, ma necessaria». Solito e stucchevole refrain al quale mai nessuno dei 10.000 colleghi che hanno avuto l’opportunità di intervistarlo negli ultimi anni ha mai ribattuto con un’altra domanda: «E come mai allora la Juventus, che è guidata da una famiglia italianissima, vince da 6 anni lo scudetto e negli ultimi 3 anni è arrivata due volte in finale di Champions League, mantenendo peraltro il bilancio in ordine e gestendo la società a livello manageriale in maniera inappuntabile?».
Una domanda di fronte alla quale Berlusconi non potrebbe più nascondere le sue colpe e quelle di coloro che gli erano accanto - la figlia Barbara e il fidato braccio destro Galliani - nella gestione scellerata che nell’ultimo quinquennio ha fatto precipitare il Milan ad un passo dal baratro. 

Risanamento
Senza dimenticare che se oggi il club di via Aldo Rossi si trova in questa situazione di precarietà è solo grazie a Silvio Berlusconi. Il quale in un colpo solo ha risanato le casse di Fininvest incassando 740 milioni di euro grazie alla cessione dell'Ac Milan ad una cifra del tutto insensata e fuori mercato; ha consegnato la sua amata creatura ad un personaggio tanto misterioso quanto patrimonialmente impalpabile, tra l’altro discretamente inaccessibile visto che si è palesato a Milano giusto per le foto di rito ad Arcore e appena un altro paio di volte nei suoi sette mesi di presidenza del club rossonero; ha accettato che la nuova proprietà si indebitasse pesantemente con il fondo americano Elliott; e adesso, dall’alto della sua posizione finalmente neutrale dispensa consigli sgraditi sulla gestione del Milan. Ma non sarà il caso di fare anche basta?