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Vergogna Italia, non si dimette nessuno

Come spesso accade, sono tanti i padri delle vittorie, ma nessuno si assume la paternitÓ delle sconfitte. Quello che sta accadendo nelle ultime ore in seno alla Federcalcio Ŕ inaccettabile. NŔ il presidente federale Tavecchio, nŔ tantomeno il ct Ventura sembrano intenzionato a dimettersi. La poltrona e i soldi contano pi¨ di tutto.

Piena intesa tra il ct Ventura e il presidente Figc Tavecchio
Piena intesa tra il ct Ventura e il presidente Figc Tavecchio (ANSA)

MILANO - «E nel nome del progresso il dibattito sia aperto, parleranno tutti quanti, dotti medici e sapienti». Era il 1977 quando Edoardo Bennato anticipava quello che sarebbe accaduto a distanza di 40 anni al capezzale della moribonda nazionale di calcio. Il primo per importanza a prendere la parola è stato Luca Lotti, ministro dello sport, che dall’alto della sua carica si è elegantemente defilato scaricando la patata bollente - e quindi le decisioni delicate - nella mani dei diretti interessati: «Non me lo aspettavo, è stata una giornata molto triste dal punto di vista sportivo. Il calcio va rifondato del tutto. Ora è il momento di prendere decisioni che forse negli anni passati non si è avuto il coraggio di prendere. Dimissioni di Ventura e Tavecchio? Spetta a loro decidere».

I soldi di Ventura
E loro, i diretti interessati, gli infausti protagonisti di una delle pagine più lugubri e mortificanti dell’intera storia pallonara azzurra, la loro decisione l’hanno già presa: difesa a oltranza della poltrona, almeno fino a quando qualcuno non li tirerà giù. Per quanto riguarda il ct Ventura, comunque destinato all’addio il prossimo 30 giugno, sembra evidente la ragione che porterà l’ex tecnico del Torino a non presentare le dimissioni. Balla ancora mezzo anno di contratto, per un valore economico di circa 750.000 euro. Una cifra importante a cui il ct non sembra per nulla intenzionato a rinunciare, cosa che avverebbe in caso di dimissioni e che invece, in caso di esonero, la Figc dovrà comunque versargli. 

Il monito di Malagò
Profondamente diversa la situazione relativa a Carlo Tavecchio. Nella giornata di oggi è arrivato l’ammonimento del numero uno dello sport italiano, il presidente del Coni Giovanni Malagò, che però non sembra essere stato recepito: «Non ho strumenti procedurali per procedere a un commissariamento della Figc ma se fossi in lui mi dimetterei. Un uomo di istituzioni deve ascoltare tutti ma anche ragionare con buonsenso con quelle che sono le norme. Il presidente del Coni può commissariare una federazione solo se non funziona la giustizia sportiva, i campionati o per gravi irregolarità amministrative. Ad oggi questi tre fatti non ci sono».

Nessuno paga
Tutto giusto, però sul piatto c’è il buon nome di una Nazionale che ha quattro stellette appuntate sul petto che testimoniano quei titoli mondiali vinti nella sua storia e che ne fanno ancora oggi un’assoluta potenza calcistica. Per la cronaca, domani in Federcalcio ci sarà una riunione importante indetta dallo stesso numero uno della Figc, al termine della quale saranno prese decisioni definitive sulla questione. Un’umiliazione come quella patita dal calcio azzurro negli ultimi mesi va lavata con il licenziamento degli artefici di una tale disfatta, Carlo Tavecchio e Gian Piero Ventura. Lo richiede il buon senso, lo richiede la logica, lo richiede il cuore ferito degli italiani.