19 dicembre 2018
Aggiornato 16:30

Vaccino anti-influenzale: 15 cose che forse non sai

Tutto ciò che bisogna sapere sui vaccini di ieri e di oggi usati per prevenire i virus influenzali

Tutto ciò che bisogna sapere sul vaccino anti-influenzale
Tutto ciò che bisogna sapere sul vaccino anti-influenzale (Africa Studio | Shutterstock)

Ogni anno, preciso come un orologio svizzero, arriva il virus influenzale a mietere diverse vittime. Sappiamo bene che questi patogeni esistono da molti anni, tant’è vero che i vaccini anti-influenzali non sono certo una novità degli ultimi tempi. Quello influenzale è considerato uno dei più comuni virus e il tasso di mortalità generalmente è ridotto, anche se vi sono state in passato alcune varianti davvero molto pericolose. Ecco tutto ciò che devi sapere sui vaccini influenzali e su questa temibile malattia stagionale.

Il primo vaccino al mondo
Grazie al primo isolamento del virus influenzale – avvenuto nel lontano 1933 – si è potuto mettere a punto il primissimo vaccino con virus vivi attenuati. In quegli anni fu prodotto il vaccino influenzale inattivato di tipo monovalente: riguardava l’influenza A. Solo nel 1942, si diede vita a un vaccino bivalente.

Nel 1973, la svolta
La vera svolta, tuttavia, inizia nel 1973, momento in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cominciato a pubblicare raccomandazioni annuali per la composizione del vaccino influenzale. Gli scienziati, infatti, si resero conto che non bastava un singolo vaccino perché i virus mutavano di anno in anno. Poi, nel 1978 – cinque anni dopo – fu messo in commercio il vaccino trivalente – il primo che conteneva sia ceppi influenzali di tipo A che di tipo B.

Ogni anno rischiamo grosso
Ogni anno siamo a rischio influenza. Perché accade ciò, nonostante molti di noi si vaccinino? In realtà ogni anno il virus è leggermente diverso perché vengono attuate delle mutazioni nelle proteine che si trovano nella sua superficie. Ciò significa che i nostri anticorpi non riescono a riconoscere il patogeno e cercano di combatterlo come fosse completamente nuovo. Ci sono anche casi in cui le mutazioni sono peggiori di altri e il virus è il risultato dell’ibridazione di due ceppi di virus.

Il primo vaccino
Smorodintseff, in Russia, è stato il primo a sperimentare un vaccino in vivo. Durante tale sperimentazione si è reso che conto che il virus modificato causava una febbre minimamente percettibile, e che i soggetti erano protetti contro la reinfezione. Da quel momento in poi è iniziata la produzione di massa di un vaccino vivo e attenuato che veniva ampiamente utilizzato dagli operai delle fabbriche. È importante sottolineare che i metodi di valutazione non erano affidabili perché si basano su episodi influenzali auto-riportati, senza alcun controllo. D’altro canto, questo tipo di vaccino è stato ampiamente utilizzato nell'URSS da oltre 50 anni, somministrato a più di un miliardo di soggetti fino alla fine del XX secolo. «Da quel momento, sono stati fatti diversi tentativi in ​​altri paesi per sviluppare nuovi vaccini influenzali vivi attenuati; tuttavia, l'imprevedibilità dei virus influenzali rimane un problema. Pertanto, sebbene sia relativamente facile ottenere virus meno virulenti dopo diversi passaggi, come ha fatto Smorodintseff, queste varianti non sono stabili e recuperano rapidamente la loro virulenza, che preclude il loro uso nei vaccini. La struttura del genoma di questi virus attenuati è stata determinata e gli studi per valutare il rischio di reversione portano alla selezione di ceppi sufficientemente attenuati e stabili per soddisfare le condizioni necessarie per essere utilizzati in un vaccino vivo attenuato», spiega Claude Hannoun a MedScape.

Quanto è efficace un vaccino antiinfluenzale?
Secondo recenti studi clinici, è stato possibile dimostrare l’efficacia del vaccino per prevenire la prima infezione, in particolare nei soggetti più giovani che non avevano un'immunità naturale. «I dati disponibili suggeriscono che questi vaccini non offrono una buona protezione nei soggetti anziani / adulti. I vaccini vivi attenuati sono più complicati da usare rispetto ad altri tipi di vaccini e sono stati identificati numerosi problemi: instabilità dell'attenuazione, rischio di ricombinazione con ceppi selvaggi, immunità preesistente che previene l'infezione dal ceppo vaccinale e instabilità dei preparati vivi. Questi problemi sono stati risolti e un vaccino è stato autorizzato in diversi paesi in condizioni specifiche, vale a dire, deve essere usato solo in bambini immunocompetenti di 2-7 anni».

Vaccini per il virus B
Il virus di tipo B è leggermente diverso da quello A. Però, con il tempo sono cambiate alcune osservazioni. Una decina di anni fa, infatti, si riteneva che i virus B erano meno gravi, non causavano epidemie ed erano meno mutanti. Oggi, però, sappiamo che alcuni virus B hanno causato danni gravissimi e alti tassi di mortalità in tutte le fasce di età. Inoltre, hanno causato simil epidemie: nell’inverno 2005-2006 il 59% dei virus circolanti in Europa erano di tipo B. Per ben 25 anni, il ceppo B più diffuso è stato il cosiddetto Victoria, prima dell’avvento del famoso Yamagata, apparso per la prima volta in Giappone negli anni novanta. Per una decina di anni tale ceppo era quello dominante in ogni angolo del pianeta. Non a caso tuti i vaccini attuali contengono questo ceppo. Ma dal 2002 ecco rispuntare Victoria che si è messo in competizione con Yamagata. «Da allora, la varietà dominante varia a seconda del paese e della stagione. Queste osservazioni mostrano che è difficile prevedere quale ceppo apparirà durante la stagione successiva, in particolare perché i due ceppi possono circolare contemporaneamente durante la stessa stagione e anche all'interno dello stesso paese. Poiché il vaccino corrente contiene un solo ceppo influenzale B, è ovvio che il disallineamento tra il vaccino e il ceppo circolante può verificarsi spesso».

Cosa è cambiato negli ultimi anni
«Fino a poco tempo fa, si pensava che l'influenza B non si fosse evoluta tanto quanto l'influenza A, ma ora si sa che l'influenza B può subire grandi cambiamenti e che due ceppi possono circolare simultaneamente. Questa comprensione dell'evoluzione del virus ha contribuito all'evoluzione del vaccino influenzale da un vaccino monovalente vivo-attenuato all'ultimo vaccino inattivato quadrivalente. Nei prossimi 5 anni, il vaccino influenzale inattivato quadrivalente diventerà più ampiamente usato. I progressi nella ricerca di un vaccino universale, mirati ad un antigene comune che non è soggetto a modifiche genetiche, possono modificare il nostro approccio alla vaccinazione contro l'influenza. Nel frattempo, è necessario sviluppare sistemi e sistemi di sorveglianza dell'influenza migliorati per predire quali sono i maggiori tipi di influenza che circolano».

Dobbiamo vaccinarci tutti contro l’influenza?
Il gruppo di esperti della WHO SAGE nell’anno 2012 ha stilato un elenco delle persone che dovrebbero fare il vaccino anti-influenzale ogni anno: le donne incinta, i professionisti sanitari, i bambini di età compresa fra i 6 mesi e i 5 anni e gli anziani di età superiore ai 65. Vi sono, infine, alcune persone che – a causa di problemi di salute, dovrebbero vaccinarsi. Ecco quali sono:

  • persone che soffrono di malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio (inclusa l’asma grave, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica e la broncopatia cronico ostruttiva-BPCO)
  • di malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite
  • di diabete mellito e altre malattie metaboliche (inclusi gli obesi con BMI >30)
  • di insufficienza renale/surrenale cronica
  • di malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie
  • di tumori
  • di malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV
  • di malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali
  • di patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici
  • di patologie associate a un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad es. malattie neuromuscolari)
  • di epatopatie croniche.
  • di bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale.
  • individui di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti

La composizione del vaccino anti-influenzale
Il Global Influenza Surveillance Network dell'OMS, in collaborazione con i National Influenza Centres (NIC) aggiorna ogni anno la composizione del vaccino antinfluenzale allo scopo di prevenire o mitigare eventuali epidemie. L’anno scorso, il vaccino era composto dai seguenti virus:  A/Michigan/45/2015 (H1N1)pdm09, A/Singapore/INFIMH-16-0019/2016 (H3N2), B/Colorado/06/2017 (lineaggio B/Victoria) e B/Phuket/3073/2013-like (lineaggio B/Yamagata). Quest’anno, in maniera molto simile, il vaccino conterrà le varianti degli stessi ceppi:

- una nuova variante antigenica di sottotipo H3N2 (A/Singapore/INFIMH-16-0019/2016) che sostituisce il ceppo A/Hong Kong/4801/2014, ed una nuova variante antigenica di tipo B (B/Colorado/06/2017), lineaggio B/Victoria, che sostituirà il ceppo B/Brisbane/60/2008.

Come si esegue il vaccino
Il vaccino è gratuito per tutti i soggetti a rischio e ha un costo di circa 20 euro per tutte le categorie di persone che non rientrano nell’elenco stilato dal WHO SAGE. Può essere eseguito presso il proprio medico di famiglia, presso strutture sanitarie o, in alcuni casi, anche presso la sede di lavoro dal medico del lavoro. La somministrazione avviene tramite iniezione intramuscolo, nella parte superiore del braccio. Nei bambini piccoli viene eseguita nel muscolo antero-laterale della coscia nei bambini.

Gli obiettivi della vaccinazione
Secondo una recente circolare del Ministero della salute, gli obiettivi della vaccinazione sono: Pertanto, gli obiettivi della campagna vaccinale stagionale contro l’influenza sono:

  • la riduzione del rischio individuale di malattia, ospedalizzazione e morte
  • la riduzione del rischio di trasmissione a soggetti ad alto rischio di complicanze o ospedalizzazione
  • la riduzione dei costi sociali connessi con morbosità e mortalità

Vaccino anti-influenzale e sindrome di Guillain Barrè (GBS)

La sindrome di Guillain Barrè è una malattia acuta immunomediata del sistema nervoso periferico che si manifesta con estrema debolezza muscolare fino alla paresi/paralisi. Spesso i casi di GBS si verificano comunemente in seguito «ad un’infezione gastrointestinale o un’infezione respiratoria acuta tra cui l'influenza per cui la vaccinazione antinfluenzale può effettivamente ridurre il complessivo rischio di GBS prevenendo l'influenza. I dati sull'associazione tra GBS e vaccinazione antinfluenzale stagionale sono variabili e incoerenti in tutte le stagioni influenzali. Se c'è un aumento del rischio di GBS dopo la vaccinazione antinfluenzale, è piccolo, nell'ordine di uno o due casi di GBS aggiuntivi per milione di dosi di vaccino antinfluenzale somministrati. Alla luce delle evidenze disponibili l'immunizzazione annuale con il vaccino influenzale è un’importante pratica di sanità pubblica che deve essere continuata e incoraggiata per prevenire la morbosità e la mortalità da questa importante malattia».

Gli effetti collaterali del vaccino
Molti temono gli effetti collaterali dei vaccini anti-influenzali. Effettivamente, come qualsiasi altro farmaco, potrebbero produrre effetti non desiderati. I quali, nella maggior parte dei casi, svaniscono presto. «I vaccini inattivati, somministrati per mezzo di iniezione intramuscolare, possono causare comunemente reazioni locali come dolenzia e arrossamento nel punto di iniezione e, meno spesso, febbre, dolori muscolari o articolari o mal di testa. Questi sintomi generalmente sono modesti e non richiedono cure mediche, risolvendosi con trattamenti sintomatici (antipiretici, analgesici) nel giro di un paio di giorni. Febbre, dolori e mal di testa possono manifestarsi più frequentemente nei bambini e ragazzi rispetto alle persone anziane. Raramente i vaccini antinfluenzali a base di virus inattivati possono causare reazioni allergiche come orticaria, rapida tumefazione nel punto di inoculazione, asma o gravi manifestazioni allergiche sistemiche (generalizzate) dovute ad ipersensibilità nei confronti di determinati componenti del vaccino», dichiarano gli esperi del Ministero della Salute. Le reazioni, in genere, si manifestano poche ore dopo la somministrazione e durano mediamente 1 o 2 giorni.

Chi non può vaccinarsi
In realtà, trattandosi di virus spenti non ci sono controindicazioni al vaccino anti-influenzale, anche per i soggetti immunodepressi. È sconsigliabile fare il vaccino solo al di sotto di 6 mesi (mancanza di prove cliniche) e durante una malattia infettiva (anche un banale raffreddore). Si può invece fare anche in caso di allergia alle proteine dell’uovo, durante l’allattamento e nei pazienti affetti da HIV.

Fonti scientifiche
[1] MMWR Recomm Rep. 2003 Sep 26;52(RR-13):1-8. - Using live, attenuated influenza vaccine for prevention and control of influenza: supplemental recommendations of the Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP). - Harper SA1, Fukuda K, Cox NJ, Bridges CB; Advisory Committee on Immunization Practices.
[2] Kendal AP, Phillips DJ, Webster RG, Galland GG, Reimer CB. Effect of test system on the ability of monoclonal antibodies to detect antigenic drift in influenza A(H1N1) virus haemagglutinins. J. Gen. Virol., 54(Pt 2), 253–261 (1981).
[3] J Clin Invest. 1945 Jul; 24(4): 547–553. doi:  [10.1172/JCI101634] PMCID: PMC435486 PMID: 16695244 protective effect of vaccination against induced influenza b 1 Jonas E. Salk,2 Harold E. Pearson, Philip N. Brown, and Thomas Francis, Jr.
[4] Expert Review of Vaccines - The Evolving History of Influenza Viruses and Influenza Vaccines – MedScape
[5] Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2018-2019 – Ministero della Salute
[6] FAQ - Influenza e vaccinazione antinfluenzale – Ministero della Salute