21 ottobre 2018
Aggiornato 00:00

Soffri di gonfiore di stomaco dopo i pasti? Ecco quale potrebbe essere il motivo

Le cause del gonfiore addominale, secondo le ultime ricerche scientifiche
Gonfiore addominale, le cause
Gonfiore addominale, le cause (Emily frost | Shutterstock)

Il gonfiore di stomaco, specie dopo i pasti, è un problema più diffuso di quanto si pensi. In realtà non si tratta affatto di un segno tipico, tutt’altro: è uno dei sintomi più atipici che esistono e – a seconda dei casi – può essere provocato da vari tipi di disturbi. Per fortuna, nella stragrande maggioranza delle persone il problema si presenta pur non essendo in corso malattie gravi. Tuttavia, in caso di dubbi e di segni clinici correlati a patologie di una certa entità è importante rivolgersi al proprio medico curante. Ecco, in sintesi, una panoramica delle cause più comuni associate alla distensione addominale.

I sintomi
Le persone che soffrono di gonfiore addominale spesso accusano anche tensione, disturbi gastrointestinale e rallentamento della digestione. È molto facile che i sintomi si manifestino in seguito a un pasto più o meno abbondante, dopo il consumo di bevande gassate, cibi piccanti, alcolici e frutta.

Controllare se i sintomi sono transitori
Una buona regola è quella di controllare se si tratta di sintomi transitori o meno. Se il gonfiore si presenta a termine pasto e raramente persiste fino alla mattina seguente al momento del risveglio, difficilmente si tratta di patologie di una certa entità. È più probabile che si abbia a che fare con disbiosi intestinali o rallentamento digestivo causato dall’assunzione di alcuni tipi di cibi. Per esempio, quando si mangiano carboidrati, alimenti che contengono frutto-oligosaccardi o legumi.

Hai delle fitte?
Un altro segno a cui porre particolare attenzione è se il senso di pienezza è accompagnato da fitte dolorose a livello addominale. In questo caso potrebbe anche trattarsi di una patologia funzionale dell’apparato gastro-intestinale cui si rende necessaria una vista medica con approfondimento medico-strumentale.

Ci sono anche episodi di diarrea o febbre?
Se associato al gonfiore vi è anche dolore addominale, diarrea e febbre potrebbe trattarsi di una malattia infiammatoria intestinale come il morbo di crohn. In questo caso è facile che il dolore si sviluppi nella zona ombelicale o nella parte destra dell’addome. Il tutto, spesso associato a dimagrimento e, nei casi più gravi, anche sangue nelle feci – specie se si assumono cibi piccanti. Alcuni soggetti sviluppano anche fistole anali. Sintomi simili si verificano anche nei pazienti affetti da celiachia.

Il gonfiore è persistente?
Come abbiamo detto, quando il gonfiore è persistente è necessario un approfondimento diagnostico. Se una donna mostra una pancia gonfia anche la mattina appena alzata potrebbe trattarsi di un cancro all’utero e alle ovaie. In questo caso potrebbe associarsi la perdita di peso, spotting e desiderio di urinare anche senza reale necessità. In liena di massima, in tali persone, il gonfiore è sempre più evidente man mano che i mesi passano.

C’è anche nausea?
Se il gonfiore addominale è associato alla sensazione di nausea più o meno intensa di mattina, vomito, sazietà eccessiva, bruciore di stomaco, perdita di peso, spasmi gastrici ed eruttazioni frequenti, potrebbe trattarsi di gastroplegia o gastroparesi. Si tratta di una condizione in cui lo stomaco assiste a una parziale paresi per cui il cibo stagna nello stomaco. Nella maggior parte dei casi viene provocato da un anomalo funzionamento del nervo vago.

Ti aumenta quando sei sotto stress?
Nelle persone particolarmente emotive non è insolito assistere a borborigmi addominali e distensione. Se il problema è causato da un eccesso di stress si può facilmente notare come durante i momenti di forte ansia il disturbo peggiori vistosamente.

La pancia è eccessivamente dilatata?
Tutt’altra cosa quando la zona gastro-addominale aumenta notevolmente di dimensioni. In questo caso si parla di gastrectasia. I soggetti che soffrono di tale condizione potrebbero anche avere tachicardie, nausea, vomito, borborigmi addominali. Il problema spesso è associato all’uso di alcuni farmaci come l’azatioprina (per la cura di malattie autoimmuni), interventi chirurgici, ernia ombelicale, disturbi del comportamento alimentare, eccessiva assunzione di liquidi, diabete, stenosi del piloro, aderenze e – nelle forme acute – anche da pancreatite. I casi più gravi richiedono il posizionamento di un sondino nasogastrico decompressivo o un intervento chirurgico che possa prevenire perforazione o necrosi.

Fonti scientifiche

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