16 novembre 2018
Aggiornato 23:00

Sindrome dell’occhio secco, sempre più casi. Ne soffre il 60% delle donne

I sintomi della sindrome dell’occhio secco hanno un impatto diretto sulla vita delle persone. Tra questi, sensazione di corpo estraneo, prurito e annebbiamento visivo. Più colpite le donne dopo i 50 anni
Occhio secco
Occhio secco (Lucky Business | shutterstock.com)

Della cosiddetta sindrome dell’occhio secco ne soffrono sempre più persone. Complici anche le ore e ore passate davanti a uno schermo, vuoi per lavoro vuoi per passatempo. E la media dell’età in cui esordisce questa condizione si abbassa con il passare del tempo. Tuttavia, a esserne ancora più colpite sono le persone over 50, con un’incidenza tra il 5 e il 35% in media in Italia. Di queste, le donne, che ne soffrono, però, sono ben il 60%.

Colpa anche dell’ambiente
A favorire la sindrome dell’occhio secco è tuttavia che l’ambiente. Caldo secco, sole e vento hanno infatti messo a dura prova quest’estate non solo la pelle, ma anche gli occhi che possono soffrire di una maggior secchezza a causa della disidratazione, si legge in una nota. La naturale lubrificazione della superficie oculare, difatti, diminuisce d’estate a causa delle temperature più elevate ma anche per l’uso dei condizionatori d’aria che rendono gli ambienti più secchi. Ecco perché, rientrati dalle vacanze, bisogna dedicare attenzione anche agli occhi e ripristinare al più presto il film lacrimale e l’epitelio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito la Sindrome dell’Occhio Secco uno dei disturbi tra i più ignorati e sottovalutati della società moderna con un impatto sulla vita sociale e professionale molto forte.

Una specie di sandwich
Le lacrime hanno una funzione ben precisa all’interno dell’occhio e un ruolo fondamentale per la qualità della vista. Il film lacrimale è costituito da tre strati che favoriscono l’adesione della lacrima alla congiuntiva e alla cornea e ne impediscono la sua evaporazione. «Possiamo immaginare il film lacrimale come una sorta di sandwich – spiega nella nota il professor Aldo Caporossi, Direttore della Clinica Oculistica Policlinico A. Gemelli di Roma – Esternamente c’è uno strato lipidico che impedisce alla componente acquosa di evaporare; internamente a contatto con le strutture oculari c’è uno strato di mucine che tiene la parte acquosa attaccata alle cellule, e la parte acquosa che è la più ampia, è localizzata in mezzo alle due precedenti». Grazie all’apertura e chiusura delle palpebre, il film lacrimale viene distribuito in modo uniforme così da assolvere a vari compiti come proteggere la cornea dalla essiccazione e dalle infezioni e aiutare l’ossigenazione e la corretta idratazione della cornea.

I sintomi dell’occhio secco
Quando il film lacrimale perde le sue caratteristiche, si determina una disfunzione del sistema di lubrificazione dell’occhio. E’ proprio in questa fase che si manifestano dei sintomi ben precisi: «E’ come se non avessimo aggiunto l’olio al motore della macchina – esemplifica l’oculista – Il paziente riporta la sensazione di corpo estraneo, di fatica (palpebre pesanti) e di secchezza che sono associati a bruciore, a volte a prurito e diminuzione della vista». Se la patologia peggiora, il sintomo più severo è il dolore, che è dovuto alla presenza di un’infiammazione della cornea.

Le azioni da intraprendere dopo le vacanze
Molti tendono a sottovalutare l’occhio secco ritenendolo un disturbo occasionale legato magari all’uso eccessivo di computer e altri dispositivi elettronici. Eppure, proprio dopo l’estate (quando l’uso di questi dispositivi in linea di massima diminuisce) questo disturbo può peggiorare a dimostrazione del fatto che si tratta di una sindrome ben precisa. «Il rischio, in vacanza, può essere più alto perché generalmente si trascorre più tempo all’aria aperta, spesso in luoghi come la spiaggia, la piscina, dove è più alto il riverbero dei raggi UV – sottolinea il professor Caporossi – Ma lo stesso discorso si può fare per le zone di alta montagna, dove le radiazioni ultraviolette raggiungono l’occhio in maniera più diretta. Inoltre, il sole e il vento facendo aumentare l’evaporazione dell’acqua peggiorano la secchezza dell’occhio».

Complice anche il lavoro
A questa brutta ‘eredità’ delle vacanze appena finite, si aggiungono le condizioni di lavoro in cui la maggior parte delle persone si trova al rientro: aria condizionata perché a settembre fa ancora caldo e molte ore trascorse con gli occhi incollati al computer: «La mancanza di ammiccamento tipica quando si trascorrono molte ore al computer – fa notare il professor Caporossi – può portare a una mancanza di ridistribuzione del film lacrimale. Le condizioni sono poi peggiorate dal fatto che l’aria condizionata secca ulteriormente l’occhio».

Tra i fattori di rischio
Mentre caldo e aria condizionata sono condizioni temporanee, ci sono altri possibili fattori di rischio per l’insorgenza dell’occhio secco. Un’altra importante causa di occhio secco è la fisiologica riduzione della secrezione lacrimale che si verifica con l’età, prosegue la nota. «Nell’adulto sopra i 60 anni – spiega l’esperto – è molto comune lo sviluppo di un deficit dello strato lacrimale acquoso dovuto proprio all’età ma nonostante ciò non si verificano problemi particolari. Tuttavia, in alcuni soggetti, in particolare di sesso femminile, la produzione di lacrime diminuisce a tal punto che si sviluppano sintomi irritativi della superficie oculare che se trascurati sfociano in una vera e propria patologia».

Più colpite le donne
In particolare, l’occhio secco si manifesta con più frequenza nelle donne: «Accade perché gli estrogeni non hanno un effetto protettivo ma anzi fanno diminuire la parte lipidica inducendo una maggior evaporazione del film lacrimale», precisa l’esperto. La situazione per le donne peggiora poi in menopausa tanto che la secchezza oculare arriva a interessare il 50% delle over 45 e fino al 90% delle donne in menopausa: «Le variazioni di livelli ormonali tipiche di questa fase della vita delle donne possono ridurre il film lacrimale», chiarisce l’oculista.

L’occhio secco in chi fa nuoto
A peggiorare i sintomi dell’occhio secco possono essere alcuni sport come il nuoto, specie nei casi in cui si pratica un’attività sportiva agonistica come la pallanuoto perché si è a contatto con acqua clorurata per periodi prolungati e senza la protezione degli occhialini. «Nuotare in piscina spesso causa rossore, prurito e irritazione agli occhi – fa notare il professor Caporossi – Tra i fattori più importanti che causano irritazioni agli occhi nei nuotatori ci sono le cloramine, cioè la combinazione tra cloro e ammoniaca». Per questo è appena partito uno studio clinico pilota che sarà condotto su 20 giocatori di pallanuoto dell’AS ROMA. Una sorta di stress-test per esaminare il danno causato dal trauma chimico e meccanico a cui sono sottoposti gli occhi dei pallanuotisti anche se in partenza non soffrono di occhio secco. Ai giocatori sarà somministrato un collirio a base di acido ialuronico cross-linkato, coenzima Q10 e vitamina E. «Già precedenti studi in soggetti affetti da sindrome dell’occhio secco hanno evidenziato come l’acido ialuronico determini una riduzione dell’attivazione infiammatoria della superficie oculare, favorisca la ritenzione di una grande quantità di acqua e stimoli la guarigione delle ferite corneali – spiega l’esperto – Il coenzima Q10, invece, svolge un ruolo chiave nei processi ossidativi, agendo come antiossidante lipidico extra cellulare. In aggiunta, l’acido ialuronico cross-linkato aumenta la stabilità, l’adesività e la permanenza sulla superficie oculare del coenzima Q10, consentendo un effetto di più lunga durata». Lo studio durerà nove settimane e valuterà l’effetto della istillazione oculare quotidiana topica di queste lacrime artificiali in occhi a contatto con l’acqua della piscina per tempi prolungati.

Come avere un po’ di sollievo
La sindrome dell’occhio secco si può tenere a bada curando in primo luogo l’igiene oculare: palpebre e ciglia devono essere mantenute sempre perfettamente pulite e quindi le donne devono struccarsi bene. «Poi è indispensabile migliorare la lubrificazione dell’occhio mettendo delle lacrime artificiali monodose per evitare conservanti che potrebbero provocare irritazione e infiammazione peggiorando la situazione», suggerisce il professor Caporossi.

Che cos’è la sindrome dell’occhio secco
E’ un’alterazione dell’equilibrio che regola la secrezione e la distribuzione del film lacrimale. L’alterazione di questo equilibrio fa sì che la superficie oculare esterna risulti poco o mal lubrificata con sintomi che possono andare dal bruciore al senso di corpo estraneo, alla fotofobia fino alla difficoltà ad aprire le palpebre. Dopo i cinquant’anni ne soffre tra il 20 e il 30% della popolazione, con un’incidenza quasi doppia negli individui di sesso femminile rispetto a quelli di sesso maschile. L’eccessiva evaporazione lacrimale, che è la causa dell’86% dei casi di occhio secco, è provocata dall’ostruzione delle ghiandole di Meibomio che si trovano nelle palpebre che quando non funzionano correttamente, non secernono sufficiente sostanza oleosa nel film lacrimale. Un insufficiente strato lipidico può causare un’evaporazione lacrimale da 4 a 16 volte più rapida.

I sintomi
I disturbi più comuni sono: bruciore e prurito insistente, lacrimazione irregolare, scatenata soprattutto da agenti atmosferici o ambientali, necessità di strofinarsi continuamente gli occhi, presenza di secrezioni.

I fattori di rischio
Allergie: anche la stagionalità e le allergie che ne conseguono possono essere causa di insorgenza dell’occhio secco. In alcuni casi, la chirurgia refrattiva, in particolare la tecnica Lasik, può provocare la diminuzione del riflesso che porta l’occhio a produrre lacrime.
Alcuni farmaci: l’uso di antistaminici, betabloccanti, diuretici e in genere i farmaci che si adoperano come ansiolitici e antidepressivi, così come anche i contraccettivi possono provocare secchezza oculare. Anche i pazienti con glaucoma che devono mettere diversi colliri ogni giorno sviluppano la sindrome dell’occhio secco perché questi prodotti provocano una disidratazione della superficie oculare.
Computer, tablet e smartphone: la scarsa umidificazione dell’ambiente e il rallentamento dell’ammiccamento palpebrale che si verifica quando si trascorrono molte ore al computer, al tablet o con lo smartphone non consentono una corretta lubrificazione degli occhi.
Fumo: è causa di quasi il 30% dei casi di occhio secco. Le donne che fumano rischiano di sviluppare una disfunzione del film lacrimale 4 volte di più rispetto alle non fumatrici. Il rischio è aumentato anche dal fumo passivo.
Altre cause: Rosacea, degenerazioni della cornea presenti dalla nascita o acquisite, congiuntivi batteriche, allergiche o virali, herpes zoster, infiammazioni delle palpebre (blefariti), interventi di chirurgica oculare o delle palpebre (blefaroplastica), uso di tossina botulinica per fini estetici. Anche l’utilizzo assiduo di lenti a contatto può favorire la secchezza oculare.

Come si diagnostica
La sindrome dell’occhio secco può essere difficile da diagnosticare perché i sintomi variano e spesso si sovrappongono con altri disturbi oculari. «Oltre a una visita oculistica con i test di routine – spiega il dottor Caporossi – ci sono diversi metodi per valutare l’adeguata produzione di lacrime e diagnosticare l’occhio secco. Per esempio, la misurazione del menisco lacrimale tra il bulbo e il margine della palpebra inferiore, il test di Schirmer (per la valutazione della produzione lacrimale), la colorazione con fluoresceina, rosa bengala e verde di lissamina (che mettono in evidenza le cellule sofferenti), il tempo di rottura del film lacrimale (per valutare la qualità delle lacrime), l’analisi del film lacrimale per valutare l’osmolarità, la presenza di lisozima, il test di felcizzazione delle lacrime e il test della clearance della fluoresceina».

Le terapie
Per questa patologia cronica ancora non esiste una cura definitiva. Nonostante esistano numerose soluzioni terapeutiche topiche, i risultati a lungo termine sono spesso sconfortanti. Lo scopo della terapia varia a seconda della forma di occhio secco: nelle forme in cui la causa è la diminuzione del film lacrimale o l’aumento dell’evaporazione ricreare il normale spessore lacrimale può essere sufficiente. Nelle forme secondarie, lo scopo della terapia è quello di eliminare la causa principale del disturbo e quindi di utilizzare delle lacrime artificiali in grado di ristabilizzare il film lacrimale diminuendo la sintomatologia per il paziente. «Andrebbero messe al bisogno, preferendo la monodose per evitare conservanti che hanno un effetto tossico molto importante sul film lacrimale – suggerisce il professor Caporossi. La ricerca scientifica sta cercando di realizzare delle lacrime che in associazione ad altre sostanze che le rendono più viscose, restino il più a lungo sulla superficie oculare senza evaporare».

Il problema dell’aderenza alla terapia
Il paziente non deve mai sottovalutare la patologia che è cronica e deve continuare ad instillare gocce anche se la sintomatologia diminuisce o sparisce. Invece, spesso capita che nel momento in cui il paziente migliora diminuisce la frequenza della terapia o addirittura la smette, causando una ricaduta nel tempo. Spesso i pazienti in terapia con sostituti lacrimali li ritengono inefficaci. Quest’aspetto, unito al costo dei prodotti (non a carico del SSN), spinge il paziente a non utilizzare il sostituto lacrimale o ad impiegarlo a dosaggi inferiori a quanto prescritto. Infatti, nelle forme di iposecrezione primaria molto spesso capita che quando il paziente inizia a stare meglio e ad avere meno la sensazione di sabbia negli occhi, inizia ad instillare meno i colliri, provocando così una ricaduta della sintomatologia. Invece, l’aderenza alla terapia è l’unico modo perché risulti efficace nel breve termine.

L’impatto sulla vita personale e professionale
Che cosa sarà mai avere un po’ di secchezza agli occhi? In realtà, nei casi più gravi e cronici, i fastidi di questa sindrome possono essere molto impattanti. «In primo luogo – chiarisce Caporossi – questi disturbi si trasmettono anche alla qualità della vista che diminuisce perché una cornea che si asciuga troppo non lavora in piena efficienza e perciò cala la qualità dell’immagine. Inoltre, l’occhio secco provoca anche fotofobia, ovvero un fastidio insopportabile per la luce del computer e del sole per cui chi ha l’occhio secco e sta per 10 minuti al computer è come se ci stesse 4 ore».