23 settembre 2018
Aggiornato 04:00

Sensibilità all’insulina: 10 consigli per evitare iperglicemia e diabete

Le ultime ricerche scientifiche che suggeriscono come ridurre il rischio di diabete e abbassare la glicemia
I consigli per ridurre glicemia e diabete
I consigli per ridurre glicemia e diabete (Shutterstock.com)

La resistenza all’insulina è un problema ormai molto diffuso sia nel nostro paese che nel resto dell’Europa. L’insulina è un ormone che ci permette di mantenere equilibrata la quantità circolante di zuccheri nel torrente ematico. Le cellule, infatti, hanno la capacità di assorbire glucosio grazie alla risposta insulinica. D’altro canto, quando il meccanismo non funziona correttamente si può innescare una resistenza all’insulina che provoca livelli elevati di zuccheri nel sangue e, a lungo andare, persino diabete. Ci sono, tuttavia, alcuni semplici metodi che potrebbero ridurre fortemente il rischio. Ecco quali sono.

Non usare troppe luci
Le luci potrebbero disturbare notevolmente il rilascio dell’insulina. In particolare se le utilizziamo la sera tardi o, peggio, la notte. Specie se si intravede dalle finestre quella emessa dai lampioni. A suggerirlo è uno studio condotto dalla Northwestern University Feinberg School of Medicine. «I nostri risultati preliminari – spiega Ivy Cheung Mason della Northwestern – mostrano che una singola notte di esposizione alla luce durante il sonno ha un impatto acuto sulla resistenza all’insulina. L’esposizione alla luce di notte durante il sonno ha dimostrato di interrompere il sonno, ma questi dati indicano che potrebbe anche avere il potenziale per influenzare il metabolismo. Questi risultati sono importanti dato l’uso sempre più diffuso dell’esposizione artificiale alla luce, in particolare di notte – ha sottolineato la dott.ssa Mason – L’effetto che vediamo è acuto, ma sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se l’esposizione cronica notturna durante il sonno ha effetti cumulativi a lungo termine su funzione metabolica», conclude Mason. Lo studio è stato presentato a Baltimora durante lo SLEEP 2018, il 32mo Annual Meeting dell’Associated Professional Sleep Societies LLC (APSS), in collaborazione con l’American Academy of Sleep Medicine and the Sleep Research Society.

Bevi una tazzina di caffè
Una ricerca coordinata da Fredrik Brustad Mellbye è riuscita a dimostrare come il consumo regolare di caffè possa prevenire l’insorgenza del diabete. Sembra che tutto il merito sia di una sostanza contenuta nella bevanda che aiuta il nostro organismo a produrre insulina. Il suo nome è cafestolo. Lo studio, al momento, è stato condotto solo su modello animale ma ha dimostrato come i topolini sottoposti al trattamento (con il caffè), hanno evidenziato una marcata riduzione della glicemia che variava tra il 28% e il 30%. Ma non solo: il gruppo che assumeva 1,1 milligrammi di cafestolo presentava molta più sensibilità all’insulina (circa il 42% in più). Infine, i topolini che hanno assunto cafestolo assistevano a una raddoppiata produzione di insulina (84%). Da ciò, i ricercatori ritengono che il cafestolo contenuto nel caffè possa essere considerato una nuova arma per prevenire e combattere il diabete. I dettagli dello studio sono stati appena pubblicati sul Journal of Natural Products.

Mangia tanti lupini
Gli scienziati dell’australiana Curtin University, guidati dal dottor Philip Newsholme della Scuola di Scienze Biomediche, hanno scoperto che un semplice estratto di lupini può mettere ko l’iperglicemia e il diabete. Si tratta di una semplice polvere prodotta dal legume che può essere facilmente diluita in una bevanda, acqua, o yogurt. L’importante è che la si assuma poco prima di un pasto. La riduzione della glicemia ematica sarebbe resa possibile grazie a una proteina contenuta nei lupini, la gamma-conglutina, che ha dimostrato di funzionare anche in piccole dosi. I risultati dello studio sono stati presentati dallo stesso Newsholme alla Conferenza annuale dell’Australian Diabetes Society in corso a Perth (Australia).

E bevi tanto tè
Uno studio pubblicato su The FASEB Journal ha dimostrato che l'EGCG (epigallocatechina-3-gallato), una sostanza tipica del tè, contrasta la resistenza all’insulina, riduce l’obesità e, in più, migliora anche la memoria. Tale composto, infatti, combatte la neuro-infiammazione indotta da una dieta ad alto contenuto di grassi e fruttosio.

Fai la colazione giusta
Secondo gli scienziati dell’Università di Toronto, bere latte a colazione aiuterebbe a tenere sotto controllo la glicemia. Per arrivare a tali conclusioni il team guidato dal dottor H. Douglas Goff ha preso in esame un gruppo di volontari per verificare gli effetti di una colazione ad alto contenuto proteico, come quella offerta dal latte. Dai risultati è emerso che la digestione delle proteine ​​del siero e della caseina naturalmente presenti nel latte, rilascia ormoni gastrici che rallentano la digestione, aumentando la sensazione di pienezza. La digestione delle proteine ​​del siero del latte raggiunge questo effetto più rapidamente, mentre le proteine ​​della caseina forniscono un effetto più duraturo. Inoltre, il latte consumato insieme ai cereali riduceva la concentrazione di glucosio nel sangue postprandiale rispetto all’acqua. Ma non solo: l’elevata concentrazione di proteine ​​del latte ha ridotto la concentrazione di glucosio nel sangue post-prandiale rispetto alla normale concentrazione di proteine ​​del latte. Il trattamento ad alto contenuto proteico ha anche ridotto l’appetito dopo il secondo pasto rispetto a un equivalente pasto a basso contenuto proteico. «Questo studio – spiega il dott. Goff – conferma l’importanza del latte a colazione per favorire una digestione più lenta dei carboidrati e per aiutare a mantenere bassi i livelli di zucchero nel sangue. I nutrizionisti hanno sempre sottolineato l’importanza di una sana colazione, e questo studio dovrebbe incoraggiare i consumatori a includere il latte». La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Journal of Dairy Science.

Concediti un bagno caldo
Un’interessante – e piacevole – soluzione è quella proposta dai ricercatori della Loughborough University. Fare un bagno caldo (a 40 gradi) per un’ora migliorerebbe i livelli di glicemia persino di più del fare un giro in bicicletta. Il bagno, infatti, aveva prodotto un minor picco glicemico (- 10%) dopo il pasto, rispetto alla biciletta. Inoltre, la pratica riduceva anche la risposta infiammatoria alla pari dell’esercizio fisico. Ciò significa che l’organismo risultava maggiormente protetto da infezioni, malattie e infiammazione cronica. Un altro studio, condotto dallo stesso team di ricerca, è riuscito a dimostrare come il riscaldamento passivo – indotto dal bagno - sia in grado di elevare i livelli di ossido nitrico, molecola associata a una miglior dilatazione dei vasi sanguini e una riduzione della pressione arteriosa. Per questo motivo è consigliabile anche fare una sauna di tanto in tanto.

Lava bene i denti
Ormai è stato più che verificato che l’infiammazione prodotta da una scarsa igiene orale può scatenare diverse malattie, tra cui anche il diabete. Uno degli ultimi studi sull’argomento è quello condotto dall’Università di Barcellona. Dai risultati è emerso che quando i pazienti venivano sottoposti a cure igieniche del cavo orale e miglioravano la pulizia dei denti, la glicemia si riduceva. «La conclusione principale è che il trattamento non chirurgico della parodontite migliora lo stato glicemico e i livelli di emoglobina glicata, e quindi lo studio dimostra la grande importanza della salute orale in questi pazienti», conclude José López, coordinatore dello studio.

Cucina la pasta nel modo giusto
Secondo recenti ricerche, alcune delle quali pubblicate su Diabetes, esiste un modo per cucinare la pasta evitando di incappare nei picchi iperglicemici. Per farlo bisogna prima cuocere la pasta nella maniera tradizionale, e poi scolarla. Al termine, però, non si mangia ma la si ripone in frigo durante la notte per il raffreddamento. Il giorno seguente si riscalda utilizzando il condimento che si desidera. Sarebbe proprio questa pausa di diverse ora a cambiare completamente la composizione della pasta. Tuttavia, non bisogna dimenticare che «è molto importante seguire le linee guida sulla sicurezza alimentare durante il raffreddamento, la conservazione e il riscaldamento degli alimenti al fine di minimizzare il rischio di potenziali intossicazioni alimentari».

Aggiungi qualche goccia di aceto
Un altro trucco per ridurre il rischio di incappare in un picco glicemico è quello di aggiungere alcune gocce di aceto agli alimenti ad alto indice glicemico. A suggerirlo è una ricerca condotta dall’Università di Seul e pubblicata su Diabetes Metabolism Journal. L’aceto, infatti, sembra proteggere il pancreas nei topi alimentati con elevate quantità di grassi e zuccheri. Perciò, se viene aggiunto a cibi con alto indice glicemico (IG), contrasta l’impennata glicemica.

Evita gli edulcoranti come la peste
Forse vi sembrerà paradossale ma gli edulcoranti possono causare il diabete. Il fatto è emerso da diverse ricerche tra cui anche una condotta dall’Università di Adelaide. Tra gli edulcoranti peggiori ci sono l’acesulfame K e il sucralosio. «Questo studio sostiene il concetto che i dolcificanti artificiali potrebbero ridurre il controllo dei livelli di zucchero nel sangue e sottolinea l'eventualità che altissimi picchi di glicemia post prandiale nei forti consumatori abituali di Nas [non caloric artificial sweeteners, n.d.a] possano predisporre allo sviluppo del diabete di tipo 2», concludono gli scienziati.

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Fonti scientifiche

[1] J Appl Physiol (1985). 2016 Sep 1;121(3):716-23. doi: 10.1152/japplphysiol.00424.2016. Epub 2016 Jul 14. Passive heat therapy improves cutaneous microvascular function in sedentary humans via improved nitric oxide-dependent dilation. Brunt VE1, Eymann TM1, Francisco MA1, Howard MJ1, Minson CT2.

[2] J Physiol. 2016 Sep 15;594(18):5329-42. doi: 10.1113/JP272453. Epub 2016 Jun 30. Passive heat therapy improves endothelial function, arterial stiffness and blood pressure in sedentary humans. Brunt VE1, Howard MJ1, Francisco MA1, Ely BR1, Minson CT2.

[3] Effect of milk protein intake and casein-to-whey ratio in breakfast meals on postprandial glucose, satiety ratings, and subsequent meal intake - B. Kung, G.H. Anderson, S. Paré, A.J. Tucker, S. Vien, A.J. Wright, H.D. Goff'Correspondence information about the author H.D. GoffEmail the author H.D. Goff - PlumX Metrics - DOI: https://doi.org/10.3168/jds.2018-14419