21 settembre 2018
Aggiornato 23:00

Medico muore di setticemia in corsia. Aveva chiesto l’amputazione di un arto in cancrena, ma non è stata ascoltata

Una dottoressa muore all'ospedale civile Santissima Annunziata di Cosenza per setticemia, a causa di un arto in cancrena (o gangrena) che non è stato amputato, come da lei espressamente richiesto. La vicenda
Ospedale
Ospedale (sfam_photo | shutterstock.com)

COSENZA – Ha del grottesco la vicenda occorsa a un medico di 50 anni che è morto per setticemia all’ospedale Civile Santissima Annunziata di Cosenza. La dottoressa, in servizio all’ASP, era afflitta da linfedema al piede, che si è poi trasformata in cancrena. La sua richiesta di amputazione pare sia passata inascoltata, e così nel giro di un mese si sarebbe trasformata in setticemia che, per lei è stata fatale. Ora i familiari della dott.ssa hanno assunto un legale – l’avvocato Massimiliano Coppa – affinché si possa fare chiarezza sulla morte della dottoressa.

La vicenda
Secondo quanto riportato da fonti locali, nell’aprile del 2017 la dottoressa si era recata al Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile Santissima Annunziata di Cosenza, perché lamentava un gonfiore al piede, poi diagnosticato come linfedema. Da qui, la donna era stata mandata al reparto di Dermatologia, affinché si prendessero carico del suo problema. Tuttavia, dopo una semplice visita ambulatoriale, la dottoressa fu dimessa. Nei giorni seguenti, però, le sue condizioni iniziano a peggiorare: il piede diviene sempre più doloroso e gonfio, fintanto che inizia anche a emettere delle secrezioni. A questo punto la donna si reca nuovamente al Pronto Soccorso dell’ospedale, ma degli approfondimenti diagnostici che probabilmente sarebbero stati necessari (e da lei stessa richiesti) non se n’è fatto nulla, e la paziente è stata ancora dimessa.

La situazione degenera
Come facilmente prevedibile le sue condizioni iniziano a peggiorare in modo drammatico nei giorni a seguire. A questo punto un’amica della dottoressa (anche lei medico) allerta il 118 e sollecita il ricovero immediato, pena il rivolgersi ai Carabinieri. A questo punto la dottoressa viene finalmente ricoverata. Soltanto che, dopo un mese dal ricovero, pare non sia stato fatto alcunché per individuare e diagnosticare la patologia che l’affliggeva e, di conseguenza, non sarebbe stato approntato alcun presidio terapeutico. Nel frattempo, il male si è esteso coinvolgendo tutta la gamba, la quale è andata in gangrena. Nonostante l’evidenza, e le stesse richieste della paziente affinché le fosse amputato l’arto, pare sia stata ancora una volta inascoltata. Fintanto che è insorta la setticemia che l’avrebbe uccisa. Ora si attende di capire esattamente quali sono state le cause di questa assurda morte di chi siano, nel caso, le responsabilità.